Sostenibilità. Esperienze e implicazioni della pandemia

Alla tavola rotonda hanno partecipato: Giacinto Piero Tartaglia (moderatore), Alfonso Del Giudice, Nicola Bazzani, Stefania Farina, Paolo Rossi.

In due milioni di anni, l’homo abilis si è trasformato nell’uomo moderno: dal soddisfacimento dei bisogni primari, l’Uomo è andato oltre, fino a diventare l’artefice di tutto ciò che accade sul pianeta. Il modello di vita odierno non può essere considerato come il punto di arrivo dell’evoluzione umana o massima espressione della nostra civiltà, senza valutarne appieno le conseguenze.

Infatti, nel breve periodo dalla fine del conflitto mondiale dopo la ricostruzione post bellica, il boom economico, la fine della guerra fredda, la caduta del muro di Berlino, lo sviluppo economico, la globalizzazione, l’esplosione demografica ed un progresso tecnologico, soprattutto digitale, inarrestabile, che si è sviluppato negli ultimi 30 anni a ritmi esponenziali, hanno sconvolto il mondo. La velocità dei cambiamenti è ormai tale da esasperare l’inadeguatezza dei modelli economici, finanziari e sociali che hanno determinato il nostro presente “antropocentrico” e rendere insostenibile la loro applicazione. L’insostenibilità è testimoniata dagli effetti dei fenomeni sopra citati che non sono più governabili da questi modelli, con risultati drammatici sull’inquinamento, sul cambiamento climatico, sul mutevole quadro geopolitico e sulle disuguaglianze sociali.

L’emergenza COVID 19 ha esaltato i problemi etici e geopolitici, ma ci ha soprattutto dato un segnale per prendere coscienza di ciò che sta accadendo, di quanto sia fragile l’ecosistema e insostenibile il nostro impatto sul pianeta. Ecco, dunque, che la parola “sostenibilità” acquista una accezione onnicomprensiva: parlare di sostenibilità economica, sociale o ambientale è doveroso, tenendo però conto che le possibili azioni da intraprendere sono valide solo se strettamente integrate nell’ottica di sostenibilità di tutto il pianeta, per poter garantire un futuro alle prossime generazioni.

Oggi, quindi, la sfida per l’innovazione è una sfida per questa sostenibilità globale, fortemente sostenuta dalle Nazioni Unite (Agenda dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile), dalle politiche europee e dei singoli Stati Membri, dagli investimenti economico-finanziari (e quindi dalle variazioni del mercato, sensibili alle preferenze dei consumatori). È una sfida conciliativa tra I plurimi obiettivi di sviluppo sostenibile, i benefici economici, culturali, sociali e ambientali, le esigenze di diversi stakeholder tra cui l’umanità e la natura. È una sfida inclusiva, dove sono coinvolte più generazioni, imprese e istituzioni, pubblico e privato, tra profitno profitfor benefit. È una sfida a cui ogni singolo individuo è chiamato a rispondere.

Se potessimo leggere il futuro del nostro pianeta, potremmo vedere degli sviluppi positivi, sulla base delle buone iniziative già lanciate e potremmo forse sperare, o forse potremmo solo disperarci e vedere degli sviluppi catastrofici, sulla base di tutti gli errori che sono già sotto i nostri occhi e che non sono ancora stati sanati, di troppe azioni effettuate solo per esclusivi interessi personali.

Il Vice Presidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, si è espresso dicendo che il nostro pianeta ha dei limiti, che sono stati ampiamente valicati e se non vogliamo distruggere del tutto ciò che amiamo e che è necessario per la nostra stessa sopravvivenza dobbiamo tornare a vivere nel pianeta, cioè rivedere i nostri modelli di vita.

Possiamo ancora scrivere il nostro futuro, ma forse dobbiamo non solo cambiare il nostro comportamento ma dobbiamo cambiare radicalmente il nostro modo di essere e dare il via ad un nuovo progetto umano. Tra gli scenari possibili, quali vogliamo realizzare nell’orizzonte della sostenibilità e in che modo? Quali saranno i risvolti di queste sfide sul lavoro e nella famiglia e quali saranno i valori di riferimento? L’argomento è certamente molto complesso e non è possibile trattarlo in maniera esauriente nel tempo limitato di questo evento. Sicuramente, però, i quattro relatori che seguono tratteranno alcuni degli aspetti salienti sulla finanza sostenibile, sull’economia, sull’impatto ambientale presentandoci un quadro di iniziative positive, di comportamenti virtuosi e non, di indicarci delle criticità e di fornire spunti di riflessione per discussioni future di approfondimento.

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Riflessioni di Alfonso Del Giudice su “Sostenibilità. Esperienze e implicazioni della pandemia”

Il mondo della finanza, per propria natura, guarda al futuro e nel medio-lungo termine i rischi socio – ambientali sono una parte rilevante da gestire. Osservando il mercato, infatti, si possono già trarre alcune indicazioni: ad esempio, gli asset immobiliari di alcune zone esposte all’impatto negativo del cambiamento climatico si deprezzano rapidamente, indicando il rischio percepito dagli investitori… Leggi tutto

Riflessioni di Nicola Bazzani su “Sostenibilità. Esperienze e implicazioni della pandemia”

Il G20, è da poco concluso, ma formalmente l’Italia ne mantiene la presidenza per poco meno di un mese ancora: per me è stato un impegno veramente molto forte sul piano personale e professionale, per aver concepito, realizzato e seguito fino in fondo soprattutto i lavori sul clima e sull’energia… Leggi tutto

Riflessioni di Stefania Farina su “Sostenibilità. Esperienze e implicazioni della pandemia”

La Conferenza COP26 di Glasgow mostra un cambiamento notevole rispetto alle consuetudini delle COP passate. Da evento dedicato ai “tecnici”, la COP è diventata un evento globale, con ampia partecipazione delle Istituzioni, delle imprese e aziende, dei cittadini tutti. Una COP26, dunque più “popolare” e questo maggior coinvolgimento dei cittadini potrebbe aiutare anche le stesse Istituzioni a procedere nella giusta direzione… Leggi tutto

Riflessioni di Paolo Rossi su “Sostenibilità. Esperienze e implicazioni della pandemia”

Le Benefit Corporation sono Organizzazioni nelle quali i valori sociali e ambientali sono tenuti in considerazione parimenti al valore economico e che, coerentemente con tale principio, operano per generare un cambiamento di mentalità che favorisca lo sviluppo di un nuovo paradigma economico… Leggi tutto

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Abbiamo aperto l’evento sottolineando la complessità del problema e dell’impossibilità di trattarlo in modo esauriente nei limiti di tempo disponibili. Tuttavia, quello che ci è stato comunicato dai relatori ci consente di tracciare un bilancio della situazione e, soprattutto, di avere materiale per ulteriori spunti di riflessione, in vista di approfondimenti futuri.

Nel tracciare questo bilancio, come prevedibile, abbiamo un quadro ancora confuso, con luci ed ombre, senza prevalenza di nessuna di esse. Abbiamo visto come la finanza sostenibile si stia facendo strada, forse non per motivi completamente virtuosi, ma semplicemente per realizzare meglio la sua naturale propensione, cioè di garantire un ritorno sugli investimenti e quindi di ridurre/eliminare rischi connessi a sconvolgimenti ambientali, sociali che potrebbero tradursi in una perdita degli investimenti. Abbiamo anche visto come ci siano però delle azioni che sfruttano la finanza sostenibile con fenomeni di green washing. Il movimento delle B Corp, al contrario è una esperienza confortante. È un vero e concreto esempio di come si possa raggiungere il profitto e quindi avere una dinamica di sviluppo nel rispetto e nella valorizzazione degli aspetti sociali e ambientali.

Abbiamo ascoltato cosa accade a livello internazionale, le direttive e le normative emesse dall’Unione Europea, i fondi consistenti che sono stati dedicati alla ripresa post-pandemia in una ottica di transizione energetica-ambientale-sociale. Abbiamo anche ascoltato quale forza abbiamo noi tutti come consumatori finali e quindi sulle scelte che operiamo e che guideranno il mercato, le imprese, i Governi ad adottare delle misure sempre più verdi e rispettose del pianeta. Da qui ne consegue un assoluto bisogno di educazione, di formazione, di creazione di una cultura e quindi di una coscienza che spinga ad adottare comportamenti virtuosi. L’uroburo economia – ambiente – sociale va domato. Abbiamo imparato che anche una semplice App può fare molto nell’indirizzare e guidare i consumatori nelle loro scelte. Abbiamo soprattutto imparato di quanto importante possa essere la famiglia, la comunità nel trasmettere i valori ai quali dovremmo sempre ispirarci.

I grandi eventi (ad esempio COP 26) hanno mostrato dei segni positivi, ma siamo ancora lontani da una decisa presa di decisione e quindi di accordi tra i grandi inquinanti, che preferiscono differire il problema. Una leadership mondiale è ancora latitante. L’Unione Europea è certamente un passo avanti da un punto di vista di regolamenti, direttive e tassonomie ma deve rinforzare la coesione tra i Paesi membri ed essere l’unica voce che li rappresenta per poter finalmente avere un peso rilevante a livello internazionale. L’Unione Europea può anche contare sui principi sulla quale è stata fondata, che richiamano i più alti valori espressi dall’Umanità ad oggi. In tal senso, notiamo che anche in Paesi lontani dal modello europeo, ci sia una riscoperta dei valori fondamentali. È il caso del Giappone, dove Kengo Samurada, un manager e imprenditore di alto livello, ha richiamato il codice etico dei Samurai, il BUSHIDO, quale fonte ispiratrice e guida nel ripensamento del modello economico affinché ci sia la “buona impresa”, che guardi innanzitutto al benessere di tutti e di tutto e in cui il profitto non sia lo scopo primario.

Segnali buoni e segnali preoccupanti. È tempo che ciascuno faccia la propria parte. Tocca quindi a noi. A noi consumatori che dobbiamo imparare a consumare meglio e a usare in modo più intelligente il digitale. A noi imprenditori e capi di aziende che dobbiamo rendere centrali le sfide ambientali e sociali sfruttando il potenziale che i dati e le informazioni, gli standard ESG le prospettive a lungo termine, ci danno. A noi investitori che dobbiamo essere più esigenti nel ricercare le imprese che operano realmente secondo gli standard sociali e ambientali, che garantiscono quindi un ritorno dei nostri investimenti. A noi politici che dobbiamo mettere sostenibilità e digitale al centro del dibattito. Tocca a noi tutti, cittadini del mondo, che non possiamo separarci dal nostro pianeta e da tutto ciò che contiene. È il nostro bene comune. Tocca a noi umani cambiare il nostro comportamento, andare al di là dei propri interessi personali.  È un dovere verso noi stessi, verso ciò che ci circonda e verso le future generazioni. Come tutte le sfide epocali è una sfida complessa, ma non impossibile: non ci resta che cambiare il nostro modo di essere…

Giacinto Piero Tartaglia

libero professionista in Gestione della conoscenza, Evoluzione tecnologica ed Etica

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