Non c’è società senza famiglia

Adele Gerardi racconta il suo Figli e lavoro si può

Come contribuire al cambiamento e non semplicemente “sopravvivere”, rimanendo all’interno del proprio contesto e della propria comunità? In altri termini, com’è possibile vivere la propria vita senza stravolgerla nello sforzo di adeguazione a mutamenti continui, che investono tanto la sfera professionale quanto quella familiare? Un bell’interrogativo da cui prende le mosse Adele Gerardi – giornalista professionista che ha lavorato nella carta stampata e di recente ha curato per “Trentino tv” un programma dedicato all’imprenditoria femminile – che ha da poco pubblicato un libro da titolo Figli e lavoro si può (List, Rovereto 2014, pp. 100).

L’abbiamo “conosciuta”, anche se mai incontrata di persona, grazie al Festival della Famiglia 2014, durante il quale ha presentato questa sua pubblicazione, sostenuta dal contributo della Provincia autonoma di Trento, dell’Agenzia provinciale per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili, Ufficio pari opportunità.

Dopo aver sfogliato le sue pagine, e averne parlato un po’ con lei, è nata la voglia di raccontarne il contenuto attraverso una breve intervista che di seguito riportiamo.

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FMV: Dopo aver iniziato a sfogliare il tuo libro, ci siamo da subito resi conto che si tratta di pagine che parlano di speranza. E che per una volta non raccontano solo storie di un’Italia che non va. Anzi. Da dove nasce questa idea?

AG: L’idea nasce in seguito e in replica alla pubblicazione nel 2012 del libro della giornalista Chiara Valentini, O i figli o il lavoro, dove l’autrice denunciava la condizione triste e difficile di donne a cui la maternità è stata negata per via di motivi economici. Chiara Valentini ha raccolto storie vere di donne che non hanno voluto dichiarare la gravidanza per paura di perdere il lavoro mettendo a rischio la propria salute e quella del nascituro. Nel libro Figli e lavoro si può, al contrario, ho voluto descrivere le politiche per il benessere familiare messe in campo dalla Provincia autonoma di Trento già dal 2009 con la pubblicazione delle linee guida nel Libro Bianco della famiglia. In sostanza, il desiderio era far vedere territori diversi, attenti ed evoluti. E non è una “sviolinata” alle istituzioni locali, ma un dato di fatto che ho riscontrato nel tempo essendomi trasferita a Trento da Roma nel 2007.

 

FMV: Una delle caratteristiche interessanti del tuo libro è che propone una narrazione in parallelo: il dipendente da una parte, il datore di lavoro dall’altra. Ci sembra la giusta traduzione di un’equazione che anche a FMV sta molto a cuore: il benessere del lavoratore che coincide con il benessere aziendale. Secondo te, in questi termini, siamo di fronte ad un problema culturale oppure economico?

AG: Direi che in prima battuta il problema è sempre culturale, in questo caso direi di mentalità. Il cambio di passo che la politica ha voluto sollecitare alla società trentina è stato proprio quello di ribaltare il tradizionale rapporto dall’alto verso il basso tra datore di lavoro e dipendente. In questo caso con le misure di conciliazione si è promossa una formula collaborativa, verificando che se il dipendente non ha il peso di dover coniugare carico familiare e lavorativo clima aziendale e la produttività ne beneficiano.

 

FMV: Tu parli di conciliazione finalmente al di là della semplice nozione del part-time: il telelavoro, ad esempio, è uno dei principali protagonisti delle storie raccontate in questo libro. Quali sono gli altri che, secondo te, possono sostenere notevolmente la conciliazione lavoro-famiglia?

AG: In Trentino accanto al telelavoro sono state formulate diverse misure di conciliazione famiglia-lavoro, come la flessibilità di orario verticale (nella giornata) od orizzontale (nella settimana), i voucher per i servizi all’infanzia, gli asili aziendali, le cooperative convenzionate con le aziende per tenere i figli dei dipendenti nei periodi estivi, il registro Co-manager, i congedi di paternità.

 

FMV: Figli e lavoro si può. È vero che il tuo libro racconta soprattutto storie di donne, ma questo monito, vale anche per gli uomini? Come si potrebbe mettere in piedi una cultura della formazione “maschile” che trasmetta maggiormente la condivisione dei carichi familiari sulla coppia?

AG: Premetto che qui più che in altri campi è proprio la mentalità a dover cambiare abbattendo stereotipi e pregiudizi che vedono sempre la donna in prima linea ad occuparsi della famiglia, non solo dei figli, ma anche della cura dei genitori anziani, quella che in inglese si definisce “breadwinner” non può più essere una qualifica destinata solo al padre di famiglia, ma deve essere sostituita da un regime di effettive pari opportunità lavorative, economiche e sociali. In questo senso più che la formazione “maschile” sono più efficaci le misure come i congedi di paternità.

 

FMV: L’impatto positivo sull’economia e sul tasso di natalità con le donne che lavorano è un ottimo segnale a livello europeo da cui partire. Quali sono, in questo particolare momento, le difficoltà maggiori per l’Italia?

AG: Rimane forte il tasso di disoccupazione giovanile e femminile. Questo è una delle criticità principali, connesse comunque alla carenza di innovazione sociale e tecnologica del tessuto produttivo, ancora piccolo e a conduzione familiare. L’Italia dovrebbe puntare sulle sue eccellenze: a iniziare dal “Made in Italy”, dalla moda al design, passando per l’enogastronomia, e poi il patrimonio culturale e paesaggistico, unico al mondo (prima che lo scempio delle nostre coste diventi irrecuperabile) promosso secondo un concetto di turismo sostenibile innovativo e attivato con  progetti pubblico-privati. Infine, su esempio del Trentino, promuovere il welfare generativo, quello, per tornare al libro, che non vede più la famiglia come oggetto di assistenza, ma come soggetto attivo nello sviluppo economico e sociale.

 

FMV: Una battuta sul jobs act. Può davvero rappresentare un segnale di miglioramento?

AG: Penso di sì. Di recente a Bolzano al Business forum italo-tedesco i vertici di Confindustria Italia, Giorgio Squinzi e della Germania, Ulrich Grillo, hanno espresso apprezzamento per la riforma del lavoro di Renzi. Si attendono ora i decreti attuativi. Per esempio lo Smart working è contemplato.

 

FMV: Valorizzare le persone per affrontare la crisi. È questa la chiave con cui la conciliazione lavoro famiglia può essere maggiormente perseguita?

AG: Più che le persone individualmente, direi, grazie all’esperienza di conoscenza che mi ha permesso la redazione del libro, che bisogna valorizzare il bene collettivo, perché se una comunità è sana lo sono anche gli individui che le appartengono. In fondo la condizione umana da sempre ha bisogno di reti per sentirsi sostenuta e la famiglia è il primo grado di interconnessione.

 

FMV: E dopo questo libro? Che progetti hai in mente in tema di conciliazione lavoro famiglia?

AG: Sono già al lavoro su un’altra pubblicazione, che uscirà l’estate prossima, dedicata alle storie dei Distretti famiglia del Trentino, che oggi sono undici e che corrispondono ad altrettante comunità di valle. Si tratta di una rete territoriale di servizi pubblici e privati orientati al benessere familiare. Nel concreto si va dall’albergo con servizio di baby-sitter, allo skipass-family con agevolazioni dal secondo figlio in poi, a cooperative per collaborazioni domestiche, a iniziative turistiche formato famiglia e così via, che si sviluppano a mo’ di “ragnatela”. Questa è una peculiarità per il momento esclusiva della Provincia autonoma di Trento, ma che, ritengo, presto sarà diffusa nel resto del Paese. In buona sostanza si tratta di narrazioni fatte dai nuovi professionisti del welfare generativo, ovvero i coordinatori dei Distretti famiglia, che hanno scelto su base volontaria di gestire l’organizzazione della rete “family oriented”. Mi auguro abbia un indice di gradimento quanto se non maggiore del precedente libro.

Intervista a cura di FMV

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