La cultura della famiglia nelle Filippine

La cultura e la concezione della famiglia filippina si fondano più che altro su un misto di culture, asiatica, spagnola e degli abitanti delle isole del Pacifico, con uno pizzico di cultura americana. Gli elementi asiatici si trovano tendenzialmente nella gerarchia familiare, simile a quella del confucianesimo: il padre “detta legge”, anche se spesso la madre mantiene la famiglia intera e l’importanza dei figli è tradizionalmente legata all’ordine di nascita (si usano, ad esempio, i nomi specifici di “kuya” per indicare il fratello maggiore e di “ate” per indicare la sorella maggiore).

Intervista a Cristina Moricca – Philippine Italian Association

FMV: Concezione e cultura della famiglia nelle Filippine. Quali sono gli aspetti principali da considerare e quali i valori più diffusi?

La cultura e la concezione della famiglia filippina si fondano più che altro su un misto di culture, asiatica, spagnola e degli abitanti delle isole del Pacifico, con uno pizzico di cultura americana. Gli elementi asiatici si trovano tendenzialmente nella gerarchia familiare, simile a quella del confucianesimo: il padre “detta legge”, anche se spesso la madre mantiene la famiglia intera e l’importanza dei figli è tradizionalmente legata all’ordine di nascita (si usano, ad esempio, i nomi specifici di “kuya” per indicare il fratello maggiore e di “ate” per indicare la sorella maggiore).

La società filippina è all’apparenza strutturata secondo un modello patriarcale di stampo spagnolo, ma prima del periodo coloniale era matriarcale; probabilmente è questo uno dei motivi principali per cui il padre accetta senza problemi che la donna, di fatto, mantenga il nucleo familiare.

L’apporto americano si nota nella scelta dello sport nazionale, la pallacanestro – che non esattamente risulta adeguata all’altezza media dei filippini – e nella scelta alimentare, soft drink e fast food, insieme alle fritture tipiche della cucina locale.

L’aspettativa di vita è bassa: molte malattie sono legate allo stile di vita, alla mancanza di esercizio e alla cattiva cultura nutrizionale e il concetto di sanità non è universalmente diffuso, per mancanza sia di istruzione a scuola che di educazione a casa.

Vige ancora l’usanza di mostrare rispetto per le generazioni precedenti, usando la particella “po”, per indicare il registro formale nel discorso diretto indirizzato a genitori, nonni, zii, datori di lavoro; esiste anche il gesto “mano po”, nel quale il rispetto verso genitori, zii o nonni si esprime nel portare la loro mano sulla propria fronte. Rispetto che si denota soprattutto nella cura degli anziani, che, ad esempio, non vengono mai mandati in case di riposo, ma curate nella casa familiare anche in età avanzata.

Il legame familiare si estende anche a cugini di primo, secondo e a volte di terzo grado. Spesso gli amici dei genitori vengono chiamati “tito” e “tita” (da “zio” e “zia” in spagnolo), a volte diventano padrini e madrine di battesimo (“ninong” e “ninang”); di conseguenza genitori e amici, considerato il loro nuovo ruolo, diventano “pare” (compare, dallo spagnolo “compadre”) e “mare” (comare, dallo spagnolo “comadre”).

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FMV: Come vengono visti i “padri” e le “madri” nella concezione della famiglia filippina? Qual è il modo di intendere la relazione uomo-donna?

Il tipico padre, come avevo accennato prima, è contento di essere il capofamiglia, ma è anche contento di lasciare alla moglie la responsabilità di mantenere i figli. Si tratta di un circolo vizioso che, a mio avviso, può causare quel fenomeno della crescita di “mammoni” all’interno della famiglia. Le mamme viziano all’eccesso i figli maschi, dando per scontato che le figlie femmine si debbano rendere utili nel contesto familiare fin da piccole. Ovviamente ci sono eccezioni alla regola, ma questo fenomeno può essere osservato soffermandosi sul fatto che i primi lavoratori filippini emigrati all’estero sono donne: praticamente l’economia nelle Filippine viene mandata avanti da loro.

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FMV: Qual è il ruolo dei figli in famiglia? Quali sono gli aspetti principali che definiscono la relazione genitori-figli?

Il ruolo dei figli è quello di aiutare i genitori sia nel contesto familiare che in quello lavorativo. Esiste un valore tipico filippino, “utang na loob” (debito morale di gratitudine), che definisce in maniera specifica il rapporto genitori-figli e che suona più o meno così: “Vi abbiamo dato da mangiare, da vestire e mandato a scuola, per quanto è stato possibile, ora voi dovete ripagarci: aiutandoci economicamente per far andare a scuola i vostri fratelli e poi, quando saremo anziani, per mantenerci”.

Spesso le famiglie non riescono a mettere nulla da parte e i lavoratori non ricevono contributi adeguati per le pensioni di vecchiaia. Le famiglie che hanno un congiunto che lavora all’estero sono fortunate perché possono contare su aiuti economici sostanziali; ma se il lavoratore dovesse mettere su famiglia per conto suo il supporto alla famiglia d’origine verrebbe dimezzato.

Il “debito morale di gratitudine” era così diffuso che il Nuovo Codice della Famiglia del 1989 ha dovuto elencare esplicitamente gli obblighi e i doveri dei genitori verso i figli.

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FMV: Esistono politiche a sostegno della famiglia nelle Filippine? E se sì quali?

L’articolo XV della Costituzione delle Filippine del 1987 esordisce così: “Sezione 1. Lo Stato riconosce la famiglia filippina come unità base della nazione. Di conseguenza, si adopererà per sostenere la solidarietà e promuoverà attivamente il suo sviluppo globale. Sezione 2. Il Matrimonio, quale istituzione sociale inviolabile, è la pietra angolare della famiglia e verrà protetta dallo Stato”. La Sezione 3 segue definendo, in linee generali, i diritti di coniugi e figli e il diritto delle famiglie a partecipare alla pianificazione e all’attuazione di politiche e programmi che le riguardano da vicino.

In base a questo articolo, si è giunti ad avere il Nuovo Codice della Famiglia delle Filippine del 1989, che succesivamente ha dato spazio alla possibilità di rendere nullo civilmente il matrimonio con modalità simili alla Sacra Rota, data anche l’assenza di una legge sul divorzio. Lo scioglimento comunque, è solo civile e non viene riconosciuto dalla Chiesa.

Vengono anche definiti gli obblighi di padri non coniugati verso figli illegittimi e le regole per le coppie di conviventi. Esistono agevolazioni fiscali sulla dichiarazione del reddito e detrazioni che aumentano con il numero dei figli. Tuttavia, si è verificata una riduzione del potere d’acquisto, per cui anche se c’è stato un incremento dell’esenzione del reddito tassabile minimo in questi ultimi tempi, l’indice del costo della vita è ancora fuori dalla portata di molti.

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FMV: Ci sono differenze del modo di vivere le tradizioni famigliari in base ai contesti in cui si vive?

Le tradizioni prettamente filippine subiscono modifiche nei vari contesti locali in base alla fascia economica di appartenenza delle famiglie: quelle benestanti, ad esempio, non seguono le tradizioni, ma vivono una vita più uniformata al modello occidentale-americano, mentre le famiglie meno benestanti, soprattutto quelle indigenti, fanno maggiore affidamento alle tradizioni. Le famiglie emigrate all’estero, per accedere ad opportunità lavorative migliori, nella prima generazione cercano di mantenere le tradizioni familiari, ma le generazioni successive hanno meno interesse nell’osservarle e sono più attente ad integrarsi nel paese ospite.

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FMV: Quali sono, secondo lei, le principali sfide culturali che i filippini che arrivano in Italia sono costretti ad affrontare?

A mio avviso, grazie all’apporto cattolico-spagnolo durante il periodo coloniale, i filippini non fanno fatica a riconoscere elementi simili; il concetto di famiglia comunque si avvicina a quello dell’Italia meridionale, data anche là la presenza degli spagnoli.

Mi vengono in mente esempi di “abitudini filippine” che in Italia si danno per scontate:

  1. Non telefonare prima delle 8 di mattina e dopo le dieci di sera: per i filippini non è un problema chiamare a qualsiasi ora.
  2. Mai presentarsi a casa degli altri all’ora dei pasti se non su invito esplicito: nel contesto filippino è normale, anzi, si invita l’ospite inaspettato a mangiare insieme.
  3. Mai fare commenti come “sei ingrassata!” o chiedere informazioni personali a sconosciuti o quasi: per i filippini dire “tumaba ka!” (sei ingrassato/a!) è quasi analogo ad un saluto, e non c’è nulla di male nell’intromettersi nella vita privata altrui, anche perché parlare degli altri è uno svago diffuso. Poi una considerazione che riguarda il tempo libero: non è abitudine per i fillippini leggere libri per hobby, si preferisce di gran lunga vedere film, ascoltare musica, ballare e cantare.

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FMV: Da tanti anni si occupa di cultura filippina: cosa la colpisce di più man mano che aumenta questa conoscenza?

Io mi occupo della diffusione della lingua e della cultura dell’Italia nelle Filippine; lo faccio dal 1999, da quando ho cominciato a collaborare con la Philippine Italian Association, un’associazione senza scopo di lucro, costituita proprio per promuovere relazioni tra i due paesi nel 1962.

Ciò che mi colpisce della cultura filippina è la capacità di adattamento a qualsiasi situazione, anche la più disperata. Forse anche perché il Paese viene spesso colpito da calamità, per cui si è abituati a ricominciare ogni volta daccapo. Questo ricominciare è spesso accompagnato da un certo “nichilismo” e si esprime usando frasi come “Bahala na si Batman” (Ci pensa Batman – a risolvere la situazione). La tendenza a rassegnarsi nell’accettare lo status quo è il modo di vivere filippino, che solo ogni tanto viene messo da parte. Ad esempio, nel 1986 tutti sono scesi in piazza per protestare contro la dittatura, con risultati inaspettati che hanno poi scritto la storia.

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FMV: Qualcosa che l’Italia potrebbe imparare dalla cultura filippina in tema di famiglia e qualcosa che le Filippine potrebbero imparare vivendo la cultura della nostra penisola?

Gli italiani potrebbero prendere spunto da come i filippini si prendono cura dei loro ascendenti, e magari fare qualche figlio in più! Nel mio caso, vivendo a Manila, ho una famiglia abbastanza grande anche per il fatto che è più sostenibile avere una collaboratrice domestica in regime di convivenza senza spendere troppo.

D’altro canto, i filippini che vivono in Italia possono prendere maggiore coscienza dei loro diritti come lavoratori e dei loro doveri in qualità di coniugi nonché genitori. Hanno un’occasione unica per prendere il meglio delle due culture e farne tesoro, per poi trasmetterlo alle generazioni future.

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