Giovani: attori di un nuovo benessere economico e sociale

L’Istituto Giuseppe Toniolo di studi superiori, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo, ha promosso il Rapporto Giovani, che rappresenta ad oggi la ricerca più estesa degli ultimi dieci anni sull’universo giovanile.

Per il perseguimento di tale obiettivo l’Istituto si avvale, come partner esecutivo, di IPSOS Srl. Nel triennio 2012-2014 l’indagine è stata condotta su un collettivo iniziale di 9.000 persone tra i 18 e i 29 anni. L’interesse a proseguire in modo longitudinale la raccolta di informazioni sui percorsi e sulle scelte di vita di un consistente collettivo di giovani ha successivamente portato alla costituzione di un panel di 5073 aderenti.

Il campione è stato intervistato su temi come quelli dei valori e delle aspettative, del lavoro e della felicità, delle istituzioni e della famiglia, dei progetti, delle scelte di vita e delle figure di riferimento, ma anche sulla percezione della Chiesa, sul loro ruolo nella società civile e sul rapporto tra generazioni. Interessante anche il confronto con il contesto europeo nel periodo della crisi e i diversi focus che approfondiscono la ricerca: da Expo 2015 a Garanzia Giovani, al rapporto tra giovani e volontariato.

Tre le peculiarità del Rapporto Giovani 2014: non solo una banca dati consultabile on line, in cui sono presenti tutte le domande e le percentuali delle varie risposte, ma la regolarità con cui l’indagine viene aggiornata e la possibilità di personalizzare le proprie curiosità e di incrociare dati e diffonderli sui social.

Abbiamo chiesto al professore Alessandro Rosina, coordinatore del Rapporto Giovani e docente di Demografia e Statistica Sociale all’Università Cattolica, di commentare qualche risultato e dirci come è nato Rapporto Giovani e quali siano le idee per le ricerche future.

Di seguito l’intervista.

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FMV: Da dove nasce l’idea del Rapporto Giovani? Con quali intenti? A chi si rivolge?

AR: A differenza di altri paesi avanzati, in Italia fino al 2011 non era disponibile una solida e continua indagine sulla complessa e dinamica realtà delle nuove generazioni. L’Istituto Toniolo, dando avvio ad un Osservatorio Giovani, intende colmare questa lacuna, ispirandosi alle migliori esperienze europee. La proliferazione di analisi parziali e superficiali sono un ostacolo nella promozione di una progettualità efficacemente orientata al mondo giovanile. Scopo fondamentale del Rapporto Giovani è comporre il più approfondito e articolato ritratto della generazione dei “millennials”, cioè di coloro che hanno raggiunto i 18 anni nel nuovo millennio. L’Istituto Toniolo vede nel Rapporto Giovani un osservatorio nazionale permanente che metta a disposizione, dati essenziali e aggiornati in modo da contribuire a meglio orientare politiche, servizi e progettualità. Le analisi proposte saranno preziose innanzitutto a quanti hanno responsabilità nell’ambito della formazione, della vita civile, dello sviluppo economico. In questo contesto potranno e dovranno indurre politiche giovanili ed educative come anche incoraggiare un nuovo protagonismo delle nuove generazioni, troppo spesso vittime di una ritrattistica superficiale e preconcetta.

 

FMV: Dal Rapporto si evince che i giovani credono in qualcosa. Nella religione (il 55,85% si professa cristiano cattolico) sicuramente di più che nella politica (il 38,16% dichiara di non avere nessuna fiducia nei partiti). È un fatto culturale? A che cosa attribuisce questo riscontro?

AR: Si dice spesso che i giovani non hanno valori, in realtà non è vero. Alcuni valori tradizionali continuano a essere rilevanti per le nuove generazioni, altri sono vissuti in modo diverso rispetto alle generazioni precedenti. Esiste, ad esempio, un forte senso religioso che però non si esprime più con le modalità che valevano per le generazioni precedenti. Diverso è il discorso sulle istituzioni e sui partiti. Qui la fiducia è diminuita per incapacità di proporre una offerta di qualità, in grado di fare scelte positive per la collettività e coinvolgere come protagoniste di processi di miglioramento le nuove generazioni. Proprio per capire come i giovani vivono queste trasformazioni e le problematiche potenzialmente connesse, servono indagini e ricerche dettagliate e approfondite. Il Rapporto Giovani è uno strumento cruciale per capire questo mondo complesso e in continuo mutamento.

 

FMV: Sul tema dell’etica del business le risposte dei giovani ci hanno particolarmente colpito: solo per il 23,51% degli intervistati si tratterebbe di un tema veramente rilevante. Come interpretare questo dato? Le imprese del futuro non saranno “imprese responsabili”?

AR: Le questioni etiche sono considerate molto rilevanti dalle nuove generazioni. Il valore citato non è alto perché messo a confronto anche con altre priorità. Serve un modello di sviluppo che combini crescita, benessere non solo materiale e comportamenti etici. È la combinazione di tutto questo, non la contrapposizione, che i giovani considerano positivamente.

 

FMV: Un Suo commento sulla questione del lavoro e delle professioni al tempo della crisi alla luce dei dati presenti in questo Rapporto.

AR: Da un lato è aumentato il pragmatismo dei giovani e la loro disponibilità ad adattarsi a quanto il mercato offre anche quando non in linea con aspettative e livello di formazione. D’altro lato è in crescita il riconoscimento che anche alcuni tipi di lavoro, anche manuale, possono non essere un ripiego ma dare molta soddisfazione se adeguatamente pagati e se creativi legati al made in Italy. È in crescita anche l’intraprendenza e l’orientamento verso l’automprenditorialità.

 

FMV: La famiglia sembra essere uno degli ultimi baluardi dei giovani. Diverse le domande proposte dal questionario del Rapporto Giovani su questo tema. Alla domanda se la famiglia aiuta a stare bene con gli altri, il 51,60% dei giovani risponde abbastanza e il 33,93% risponde molto. Questi giovani credono nella famiglia? Come?

AR: La famiglia rimane un forte punto di riferimento sia per il valore in sé che per la carenza di politiche pubbliche e opportunità nel mercato del lavoro che rendono il sostegno dei genitori e il loro incoraggiamento particolarmente preziosi. Ma le relazioni familiari positive consentono anche di essere più aperti verso la società e a guardare con più fiducia il futuro. La famiglia quando è iperprotettiva rischia però anche di ridurre l’autonomia e l’intraprendenza dei giovani, rendendoli meno attivi nella costruzione in prima persona del proprio percorso di vita.

 

FMV: Il tema della conciliazione lavoro-famiglia è presente sia nella decisione di andare a convivere (per il 36,08% abbastanza presente e per il 25,17% molto presente) sia in quella di sposarsi (il 32,17% risponde abbastanza, il 24,77 dice molto). In entrambi i casi, i giovani sono convinti che la famiglia di origine li aiuterebbe ad ovviare a queste difficoltà. Conciliare lavoro e famiglia è a Suo avviso uno dei temi che preoccupano i giovani in questo momento? Perché?

AR: Il tema della conciliazione diventa una preoccupazione rilevante quando si progetta di avere il primo figlio. Molte giovani coppie, se non hanno l’aiuto dei nonni, si trovano in difficoltà e costrette a fare scelte di rinuncia (rinunciare al lavoro o ai figli). Questo è uno dei punti in cui il welfare italiano è carente penalizzando, appunto, in particolare, le giovani coppie.

 

FMV: Il calo demografico e l’immigrazione interessano e interrogano i comportamenti dei giovani?

AR: Pesano per il fatto che il calo demografico ha ridotto il numero di giovani nel nostro paese, andando a depotenziare il loro ruolo collettivo nella società e nel sistema produttivo, ma anche nel cambiamento culturale. L’immigrazione ha inciso soprattutto sulla parte più giovani della popolazione italiana, ponendo la sfida del confronto culturale all’interno della scuola prima che altrove. Le nuove generazioni devono essere aiutate a formare competenze interculturali per vivere positivamente tale sfida.

 

FMV: Una domanda sul contesto europeo: come stanno i nostri giovani rispetto a quelli degli altri stati dell’Europa?

AR: Rispetto a molti indicatori si trovano in condizione svantaggiata. Soprattutto rispetto agli investimenti in istruzione, ricerca e sviluppo, in politiche attive del lavoro. La percentuale di under 30 che non studiano e non lavorano è seconda solo alla Grecia. I giovani che rimangono a lungo fuori dai percorsi di inserimento nel mercato del lavoro e non hanno famiglie solide alle spalle sono uno degli aspetti più problematici del nostro paese. Inoltre la carenza di opportunità anche per chi ha alti livelli di studio spinge molti giovani a scegliere di andare all’estero.

 

FMV: “Vorrei che fosse tutto come oggi?”: i giovani rispondono “no” per il 96,89%. Quali sono le loro speranze? Come pensano di attuarle? Che cosa emerge dalle risposte presenti in questo Rapporto?

AR: I giovani vorrebbero essere protagonisti di processi di cambiamenti che migliorano la propria vita e le condizioni del contesto in cui vivono. Il loro obiettivo principale non è guadagnare tanto, ma fare un lavoro in cui mettono se stessi e la partecipazione a processi di cambiamento sociale. Sono potenzialmente una grande risorsa per le aziende e i paesi che vogliono innovare e cogliere con modalità nuove le sfide di questo secolo.

 

FMV: L’indagine, per l’ampia consistenza del campione, la continuità nel tempo, la flessibilità modulare e l’ampiezza dei temi trattati, rappresenta uno strumento unico in Italia. Secondo lei il management aziendale è consapevole dei dati prodotti dal Rapporto Giovani? Come potrebbe trarne giovamento?

AR: La classe dirigente di questo paese è stata a lungo disattenta rispetto alle caratteristiche specifiche delle nuove generazioni. Ha guardato più a cosa essa si aspettava dai giovani rispetto a quello che i giovani potevano dare. Il Rapporto Giovani cambia questa prospettiva ed è per questo che può essere molto utile sia ai policy makers che al management aziendale.

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