Ho conosciuto Francesca Morandi per la prima volta nel 2021. In quell’incontro mi aveva parlato di Capitale umano, innovazione e sostenibilità.
Oggi, a distanza di qualche anno, leggo il suo ultimo libro e mi rendo conto di quanto quelle radici siano cresciute, “forti” e “coraggiose”.
Soffitti di cristallo, radici di acciaio. Nove storie sulla forza e il coraggio delle donne nell’impresa e nella società (Il Sole 24 Ore, Milano 2025) è un libro che ti dà la voglia di “guardare il cielo” con uno sguardo altro. Non si muove nei “soliti” (e anche un po’ sterili, mi sia consentito!) discorsi sulla “superiorità” del femminile, ma si propone di guardare allo “specifico” del femminile in un dialogo costante (e non in guerra!) con il maschile.
Ne è un esempio il primo colloquio del libro, quello tra Paolo Bricco, giornalista e saggista, ed Emma Mercegaglia, imprenditrice. Un dialogo che si sviluppa attorno ad alcune parole chiave che fanno da sfondo alle pagine seguenti e che vi propongo come la mia particolare traccia di lettura delle pagine di Francesca: potenziale, concretezza, decisione, cuore, equilibrio, comunità, uguaglianza, famiglia.
Potenziale
È la parola chiave di Amalia Ercoli Finzi ed Elvina Finzi: Amalia è una delle scienziate più illustri in ambito internazionale nell’ingegneria aerospaziale, Elvina è un’esperta di ingegneria nucleare con grande esperienza in azienda e che attualmente lavora in Luxottica. Questa intervista è un bellissimo dialogo madre-figlia, in cui Francesca si inserisce quasi in punta di piedi. Emergono i tratti della ribellione, dell’autostima, dei modelli di riferimento, dei valori, del pensiero critico, della necessità di alleanze, della curiosità. Della centralità della famiglia e dell’importanza di creare “costellazioni” di donne. Il potenziale sta nel delineare tre vie nella propria vita: la vita “sentimentale” della famiglia e dell’amore, la vita “professionale” che passa dalla realizzazione nel lavoro e la vita “nostra” quella in cui poter fare ciò che ci piace e in cui porci le domande scomode che ci fanno uscire dalla terra per raggiungere il cielo: un cielo fatto di stelle in cui non dobbiamo mai dimenticare di ridere, come insegna Il Piccolo Principe.
Concretezza
È la parola chiave di Claudia Parzani, presidente di Borsa Italiana, solo per dirne una. In questa intervista emerge un tema su tutti: la giustizia. Giustizia nella formazione di avvocato di Claudia portata avanti con indipendenza e rispetto. Giustizia nel coltivare il senso di disciplina e dovere. Giustizia nel lasciare spazio a creatività e curiosità. Giustizia nel senso dell’autenticità e del coraggio. Giustizia nel guardare, valutare e poi scegliere. La concretezza nasce dalla necessità di proporre nuovi modi di essere leader e di interpretare questo ruolo, guardando a bisogni, fragilità, limiti, con determinazione e fermezza, ma soprattutto con flessibilità. Il segno più grande di concretezza nel percorso di Claudia lo abbiamo rintracciato nel dedicare tempo agli altri, per costruire ponti dove ci sono strade, per non perdere occasione di imparare, per creare valore tracciando la propria identità e lasciando una traccia nella società, senza presunzione e con gentilezza.
Decisione
È la parola chiave di Cristina Scocchia, amministratrice delegata di illy-caffè. La presa di decisione è la partenza tenace, nella consapevolezza dei propri talenti e nella necessità di allenarli costantemente. Nell’intervista a Cristina emergono insieme coraggio e pazzia di una donna che non si ferma di fronte alle difficoltà riconoscendo di dover essere brava a prendere al volo un treno che passa, ma soprattutto a farsi trovare in stazione nel momento del suo passaggio. Cristina guarda ai “punti di partenza” come punti di forza e mai di debolezza, “sostituendo” l’ansia da prestazione con un buon esercizio dell’ottimismo. Nell’intervista emerge la questione delle priorità, per scegliere le cose importanti di ciascun momento di vita visto che avere tutto è impossibile, e la consapevolezza che la leadership si definisce a partire dal carattere e non dal genere, perché abbiamo tutti bisogno di uscire dalla dicotomia uomini-donne nel mondo del lavoro. Il vero leader, secondo Cristina, è un servant leader, un “semplice” direttore di orchestra (anche Carlo Salvatori ce ne aveva parlato in un’intervista di qualche anno fa).
Cuore
È la parola chiave di Riccarda Zezza, imprenditrice fondatrice di Lifeed, una piattaforma di apprendimento sulle competenze soft nelle transizioni di vita (come la genitorialità, la cura degli anziani, la gestione della crisi). L’invito di Riccarda è quello di continuare a sognare sempre e di mettere sempre il cuore e la meraviglia nel lavoro. È un invito a dare al lavoro un senso profondo, un senso con cui uomini e donne si prendano cura del mondo. La maternità e la paternità ne sono un esempio. Il “cuore” di questa intervista è la consapevolezza: guardare alla realtà e a noi è il primo passo per dare voce al cuore, per narrare il lavoro come luogo di espressione e di verità. Oggi sembra che le narrazioni digitali sul lavoro stiano togliendo al lavoro l’umanità. Vale allora la pena ritornare all’umano, riscoprire quelle competenze chiave, non solo femminili, come l’affettività, la creatività, l’organizzazione, l’assertività, la leadership, perché nel cuore serve soprattutto la transilienza, la capacità di trasferire caratteristiche comuni a più ruoli quando serve.
Equilibrio
È la parola chiave di Cristiana Scelza, manager dalla carriera internazionale, oggi soprattutto in Prysmian Group e in Valore D. L’equilibrio di Cristiana passa dall’imparare a dire di no agli altri per dire di sì a noi. Dire di no spesso è doloroso, ci fa sentire diversi e sbagliati e necessita di tanta forza e resilienza, ma ci dà anche l’opportunità di stare nella dimensione del desiderio e del sogno. L’obiettivo dell’equilibrio è sentirsi risolti con se stessi, con la persona che si è e con la vita che ci è data da vivere, per crescere, nella convinzione che la coerenza e l’affidabilità alla fine pagano e il premio è sempre l’autenticità che gli altri ci riconoscono. Accettare se stesse significa allora fare i conti con la debolezza, la forza, l’insicurezza, le paure e le ferite, significa aprirsi al mondo e al nuovo, conversare con gli altri, crescere. E fare tutto questo sempre senza conflitto, senza attriti, senza giudizi, senza smettere di coltivare le nostre passioni –per Cristiana su tutte l’arte e l’interior design – quell’ angolino dell’io dove perdersi e ritrovarsi ogni volta e che ci fa stare bene con noi stesse per essere in relazione con gli altri.
Comunità
È la parola chiave di Marina Salamon, donna di impresa, attivista sociale e mamma. Marina è una donna di “costruzioni d’amore”, di tradizioni, di impegno nel sociale, di fede. Di fede, sì, visto che ne parliamo sempre poco. Nella sua intervista, la parola “comunità” fa rima con “resilienza”. Dalla comunità nasce il valore del passato e delle storie, la responsabilità di trasmetterle. Costruire un senso forte di comunità è quello che oggi manca di più: questa è la nostra sfida più grande. La leadership di Marina, come lei stessa la definisce, è autentica, onesta e irruente, piena di desiderio di imparare e di desiderio di sentirsi utile, piena di senso di servizio, anche se con in mano le insegne del “comando”. Comunità è riconoscere il valore della vita, della vita di ogni membro, di una vita che va oltre la vita e in cui l’amore vince sempre. Una vita in cui da esseri umani, e non da uomini e donne, nelle nostre imprese siamo chiamati a cambiare il mondo con sinergia, intelligenza, visione e approccio etico.
Uguaglianza
È la parola chiave di Barbara Cominelli, Ceo di JLL, leader nei servizi di real estate per investitori e grandi aziende. Da Barbara impariamo l’importanza della cultura del fallimento, dove siamo tutti uguali e allo stesso tempo tutti diversi. Riscopriamo l’importanza delle opportunità di studio, che sono sempre il crocevia fondamentale nella definizione delle nostre specifiche identità. Assaporiamo la bellezza del senso di squadra, quello con cui andare avanti ogni volta che il percorso si fa più duro e quando abbiamo la possibilità di imparare a celebrare ogni piccolo e grande traguardo. Barbara ci ricorda l’importanza della fiducia in noi stessi, nella possibilità di poter dire qualcosa, anche se sbagliata. L’uguaglianza nell’ottica di Barbara è quella dell’essere persone che imparano tutto e non che sanno tutto; è l’uguaglianza come connessione di persone che lascia agli altri la parola anziché parlare per prima. Un’uguaglianza che non è assimilazione, ma ascolto della diversità. Per tutti.
Famiglia
È la parola chiave di Fiorina Ottavia Bulgherini. L’“ultima” storia è la sua. La bisnonna di Francesca. Un’intervista “impossibile”, come la definisce l’autrice, perché Fiorina non c’è più, anche se continua a vivere nella sua famiglia come il faro che la illumina. Fiorina non era un’imprenditrice, come le donne di questo libro, era un’ostetrica, colei che accompagnava la generazione della vita riscoprendo in questo suo lavoro ogni volta il senso di una missione e di una vocazione. Non era una donna “dell’acciaio” come Francesca, ma una donna “d’acciaio”, che ha saputo rompere i soffitti di cristallo con la bellezza di essere donna.
Con questa storia si “chiudono” le storie di questo libro… Nove? O molte di più se guardiamo alle relazioni che queste donne hanno saputo creare.
E a chi dovesse obiettare che in queste storie manca il maschile, basta guardare al padre di Francesca, accanto a lei in tutto. Si dice che dietro un grande uomo ci sia una grande donna, ma forse anche dietro una grande figlia c’è un grande padre. Peraltro, la vita di Francesca è piena di uomini per lei rilevanti, come emerge dai ringraziamenti finali del libro: Paolo, suo fratello, Faustino suo marito, Giacomo e Carlo i suoi due figli…
Con questo libro abbiamo capito una volta di più che è sempre possibile una rinascita con la forza e il coraggio, che l’erba calpestata può diventare sentiero purché crediamo sempre in ali di cielo e radici d’acciaio, che dal femminile, con il cristallo e l’acciaio, si può costruire l’impresa dell’umano.
Mi scuseranno le protagoniste del libro se mi sono permessa di chiamarle con il loro solo nome più e più volte: ma nel “segreto del nome” sta la nostra storia, come diceva Jacques Derrida. E in quei nomi c’è una storia che va al di là dei profili professionali. È vita. Vita al femminile. Vita che Francesca ha costruito nel suo progetto di inclusion ed empowerment femminile in siderurgia con la sua avventura dell’“Acciaio al femminile”, di cui questo libro è decisamente un bell’approdo.
Sonia Vazzano, Ricerca e sviluppo FMV



