Dal part-time l’attenzione sulla conciliazione

Il rapporto annuale dell’Istat per il 2015 analizza, come di consueto, la situazione del Paese. Evoluzione dell’economia italiana, struttura e dinamiche di sviluppo di luoghi e territori, condizioni sociali e di vita, competitività e performance del sistema produttivo, sono i maggiori temi al centro del rapporto.

Il quarto capitolo è dedicato a Mercato del lavoro: soggetti, imprese e territori. E raccoglie anche un approfondimento in ottica di conciliazione famiglia-lavoro.

Questo tema viene analizzato soprattutto a partire dalla crescita del part-time involontario, unica forma di lavoro cresciuta quasi ininterrottamente anche negli anni della crisi. Gli occupati part-time, in prevalenza donne, sono il 18,4% sul totale degli occupati: con questa crescita l’Italia si avvicina in modo consistente all’Europa.

Vengono esaminati i settori in cui maggiormente il part-time viene utilizzato e le tipologie di orario più diffuse: i risultati dimostrano che ormai questa forma di lavoro anziché rappresentare uno strumento di conciliazione, spesso va contro una tale necessità.

Dal part-time al welfare aziendale

Il rapporto si sofferma nello specifico sulla questione dei contratti di lavoro e analizza le pratiche di welfare aziendale e di corporate social responsibility.

Hanno una diffusione maggiore le iniziative sulla tutela della salubrità del posto di lavoro e sulla sicurezza dei lavoratori, seguono le attività di formazione e aggiornamento professionale e conclude lo sviluppo della comunicazione interna. Una misura importante è la predisposizione del bilancio sociale, per informare i lavoratori e gli altri stakeholder sulle proprie attività.

Di diffusione minore sono invece le iniziative più proprie di welfare aziendale, quelle ad esempio connesse alla flessibilizzazione dell’orario di lavoro o nello specifico alla conciliazione dei tempi di vita dei dipendenti e delle loro famiglie, che vengono in genere attuate dalla metà delle imprese.

Ad intraprendere le maggiori iniziative a favore della conciliazione è il settore dell’informazione e della comunicazione. Le pratiche di welfare aziendale sono in genere più diffuse al Nord nel settore manifatturiero; mentre nel Nord-Ovest prevale l’offerta di servizi socio-assistenziali e ricreativi e di comunicazione interna, nonché la redazione del bilancio sociale e la compartecipazione. Nell’ottica dei servizi tutte le pratiche considerate sono maggiormente attive nel Nord-Est e nel Centro, mentre nel settore del commercio si mettono in luce soprattutto le imprese del Nord-Ovest.

Numeri attuali e prospettive future

Diamo uno sguardo a qualche numero interessante. Solo il 4,2% delle imprese nel settore del commercio – in cui esiste una rilevante presenza femminile – dichiara di offrire servizi aggiuntivi; la percentuale sale al 17,6% per le imprese del settore manifatturiero e arriva al 30,7% (meno di un terzo delle imprese sul territorio nazionale) per il settore dei servizi. Migliora la situazione nel caso delle misure di flessibilità oraria, che in un’ottica più generale richiedono all’impresa un minor investimento rispondendo comunque anche a esigenze organizzative importanti.

Così nello specifico i numeri riepilogativi: dichiara di offrire questa possibilità ai propri dipendenti il 24,2% delle imprese del settore commerciale, il 36,2% del settore manifatturiero e il 50,5% per i servizi.

Da una tale indagine viene sicuramente alla luce l’impegno dalla parte delle aziende, ma non l’accoglimento delle iniziative da parte dei dipendenti. Un dato che poteva essere sicuramente molto esaustivo.

L’analisi Istat continua su professioni e competenze in campo lavorativo e di istruzione analizzando anche i differenziali retributivi relativi, per esempio, al titolo di studio e approfondendo l’analisi su occupazione e disoccupazione negli anni della crisi. Il focus su storia lavorativa degli stranieri conclude questa sezione.

In tema di conciliazione dunque sicuramente luci e ombre. Tanti i cambiamenti in corso, altrettante e forse anche in numero maggiore le prospettive future. C’è ancora tanto da fare, ma non dimentichiamo chi ha già iniziato a farlo e che ci fa ben sperare. E forse anche da cui possiamo imparare. In questo, i dati Istat, seppur poco focalizzati sul tema della conciliazione famiglia-lavoro, sono comunque molto interessanti.

Il Rapporto annuale 2015

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