Sud, immigrazione e marginalità?

Investire in formazione e lavoro si può

In questo particolare momento storico, in cui si parla di “rischio invasione” per l’Europa, di minaccia allo Stato e di aumento della disoccupazione – senza bisogno di soffermarsi su problematiche ben più gravi che riguardano lo sfruttamento di persone e risorse – arriviamo a chiederci se l’Europa abbia davvero bisogno di migranti.

Una possibile risposta ci arriva da una cooperativa sociale impegnata da anni in Calabria su questo fronte. Il suo impegno si concentra su un territorio nel quale spesso si parla di ciò che non va, senza sottolineare altrettanto frequentemente quegli sforzi che al contrario portano avanti iniziative che hanno ancora al centro la persona, il lavoro e la formazione.

Promidea è una Cooperativa Sociale impegnata da oltre vent’anni nella progettazione ed erogazione di servizi a favore dei soggetti a rischio di marginalità. Opera in Calabria, ma anche al di là del territorio regionale. Una mission altissima, quella di questa cooperativa, “silenziosa”, forse, rispetto al territorio nazionale, ma che si avvale di progetti che coinvolgono i destinatari in azioni di alta formazione professionale, nell’orientamento e accompagnamento al lavoro, nel sostegno e nell’assistenza alla nascita di idee d’impresa.

A questi intenti unisce attività di gestione dei servizi socio-sanitari, di sensibilizzazione e informazione sulle tematiche legate alla marginalità e di promozione di reti fra i diversi attori impegnati nei percorsi di inserimento delle categorie svantaggiate, anche a livello internazionale.

Promidea ha essenzialmente due aree di intervento: l’area immigrazione (che si occupa di migranti, richiedenti asilo, rifugiati e soggetti con protezione umanitaria, minori stranieri accompagnati e non, vittime di tratta) e l’area penale (che si occupa di persone detenute, di ex detenuti e di soggetti in misura alternativa alla detenzione). In entrambi i casi, Promidea forma al lavoro come mezzo che dà forma all’umano; ad un umano che nel primo caso fugge dalla propria terra alla ricerca di una pace che gli consenta di realizzarsi come uomo prima di tutto, e che d’altra parte riscopre nella dimensione professionale una motivazione quotidiana e una dimensione di libertà che vada al di là dei limiti fisici che si trova a vivere.

Abbiamo chiesto a Ilaria Attisani, responsabile della Cooperativa Sociale Promidea, di illustrarci nello specifico il loro impegno in tal senso.

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FMV: Come nasce Promidea?

IA: Promidea nasce da un corso di formazione professionale per Agenti di sviluppo, agli inizi degli anni Novanta, con l’obiettivo di promuovere forme di autoimprenditorialità di giovani calabresi. Si affronta così la problematica della promozione di impresa, si accredita come ente di formazione professionale, con un impegno sulla promozione dello sviluppo rurale. In questo ambito, si muove anche in un dimensione transnazionale, collaborando con partner europei in Francia, Spagna e Germania. Anche la Calabria, nella seconda metà degli anni Novanta, inizia a caratterizzarsi come territorio di transito, ma anche di inserimento di migranti, e maturano nella Cooperativa la necessità e l’urgenza di misurarsi con queste aree del disagio sociale. Inizia un’attività di progettazione che pone al centro i cittadini stranieri e le problematiche che scaturiscono dal loro insediamento del contesto territoriale. Si lavora molto sulla formazione della figura professionale del mediatore linguistico culturale, come figura chiave di tali percorsi inclusivi e ponte tra contesto ospitante, istituzionale e sociale e migranti. A partire dal Duemila, Promidea inizia ad interessarsi ad una particolare categoria di migranti, i cosiddetti “migranti forzati”. La presenza di tale figura diventa sempre più considerevole con l’esplodere delle “primavere arabe”, e vede la Cooperativa sempre più impegnata nel potenziare percorsi di autonomia di queste persone fuggite dalla guerra nel nostro contesto sociale.

 

FMV: Quali sono i progetti più importanti che state portando avanti in questo momento?

IA: Attualmente ci stiamo occupando maggiormente di progetti a favore di richiedenti protezione internazionale e di formazione professionale nei confronti di ragazzi usciti dal sistema scolastico tradizionale, in particolare con drop out.

 

FMV: La formazione è una voce importante del lavoro di Promidea. Come si svolge? E quali sono le sue caratteristiche principali?

IA: In questo momento in Calabria, l’attività formativa promossa dalla regione Calabria attraverso il POR è abbastanza contenuta. In passato abbiamo svolto percorsi di formazione rivolti a diverse tipologie di utenti e a diversi settori, dal sociale al sanitario e al turismo. Attualmente stiamo realizzando brevi percorsi formativi per gli ospiti dei centri Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR).

 

FMV: Il lavoro è la più grande forma di emancipazione, ma anche di responsabilità. Che idea si è fatta in questi anni su questo argomento?

IA: Riteniamo che il lavoro sia in effetti uno degli elementi fondanti la libertà e l’autonomia delle persone e che la mancanza di lavoro e la precarietà dello stesso ponga le persone, e in particolare i giovani, in una condizione di penalità e impedimento al dispiegarsi della propria persona. Creare opportunità di nuovo impiego dovrebbe essere una delle maggiori priorità dei nostri decisori politici, anche se la crisi internazionale che ha devastato i nostri territori rende questa questione molto problematica e difficile da risolvere nel breve periodo.

 

FMV: Lavorare al Sud spesso è più difficile e impegnativo. Come ci riuscite così bene dopo tanti anni in un ambito di intervento tanto difficile?

IA: Lavorare nel nostro contesto è abbastanza problematico per una serie di condizionamenti ambientali. Questo però è il posto in cui abbiamo deciso di vivere e sviluppare le nostre professionalità. Pertanto, ci diamo da fare con tenacia, monitorando le nostre performances con l’obiettivo di migliorarci sempre di più.

 

FMV: L’Italia e l’Europa hanno davvero bisogno dei migranti? Qual è il valore aggiunto che possono dare a un territorio come quello del Sud d’Italia?

IA: Indipendentemente da ogni considerazione, i migranti vanno accolti. C’è poi da dire che con il loro lavoro fanno crescere la ricchezza della nostra nazione e che contrastano il forte tasso di denatalità che sta caratterizzando gli ultimi decenni del nostro paese. Il loro contributo è anche importante dal punto di vista culturale, perché una dimensione multietnica sicuramente contribuisce a farci uscire da un ambito spesso un po’ provinciale ed etnocentrico. Nel sud poi, dove in questi anni assistiamo ad una vera e propria fuga dei nostri giovani verso altre realtà nazionali ed estere, la loro presenza mitiga un processo che in alcune aree potremmo definire di desertificazione.

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