Per un’economia dell’immigrazione

Un valore da scoprire. O riscoprire

Nonostante sia abbastanza “giovane”, nasce infatti nel 2002, la Fondazione Leone Moressa ha già acquisito qualifiche e competenze rilevanti in tema di economia dell’immigrazione. Si tratta di un istituto di studi e ricerche nato da un’iniziativa dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre CGIA.

Al centro delle analisi della Fondazione, lo studio delle dinamiche del mercato del lavoro straniero, della quantificazione dei redditi e delle retribuzioni degli immigrati, del fenomeno imprenditoriale, della povertà delle famiglie straniere, delle dinamiche demografiche, del gettito fiscale prodotto dalla popolazione migrante, dei flussi delle rimesse verso l’estero, solo per citare alcuni temi. Queste le attività di un istituto di ricerca che affianca sempre alla lettura dei dati la valutazione e il monitoraggio delle dinamiche strutturali, quelle, nello specifico, che riguardano il mercato del lavoro e le politiche per l’immigrazione.

Conoscenza dello straniero e individuazione di percorsi di integrazione sono, quindi, al centro dei progetti che la Fondazione Leone Moressa porta avanti da diversi anni. Abbiamo chiesto a Enrico Di Pasquale, ricercatore della Fondazione, di illustrare nello specifico le attività che portano avanti.

Di seguito riportiamo l’intervista.

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FMV: I migranti che attraversano il Mediterraneo per raggiungere il vecchio continente sono aumentati nel 2015 rispetto agli anni precedenti. Le rotte migratorie sembrano essere cambiate. Come mai?

EDP: Non solo le rotte sono cambiate, ma negli ultimi due anni sono notevolmente aumentati i flussi. Al centro non c’è solo il Mediterraneo, ma i Balcani. Nel 2014, le richieste di asilo in Europa sono arrivate a quota 600.000, toccando il precedente record del 1992 (anno del conflitto nei Balcani). Nel 2015 questo dato è addirittura raddoppiato, toccando quota 1,2 milioni. Si tratta di un’emergenza difficile da gestire e senza precedenti, soprattutto perché nessun paese europeo la può gestire da solo. Le rotte principali dipendono dalle vicende geopolitiche: ad esempio l’accordo del Marzo 2016 tra Unione Europea e Turchia ha determinato di fatto la chiusura dei flussi verso la Grecia. Il boom del 2015 dipende da differenze geopolitiche e crisi locali. Le variabili in gioco sono davvero molte.

 

FMV: I vostri progetti sono trasversali: vi occupate di diverse aree di intervento. Cos’è più difficile: accogliere o integrare? Gestire le emergenze o inserire i migranti dal punto di vista lavorativo?

EDP: Le due situazioni sono estremamente diverse, bisogna distinguere infatti tra immigrati economici (5.000.000 di residenti stranieri in Italia) e profughi (100.000 migranti nei centri di accoglienza in Italia). Nel caso dei profughi il primo passo da compiere è verificare se hanno diritto all’accoglienza. Poi è ovvio che facciano più notizia i profughi, ma bisogna dire che sono “solo” 100.000, mentre i 5.000.000 sono tutti regolari. La Fondazione Moressa si occupa proprio di questi 5.000.000.

 

FMV: In cosa consiste e come portate avanti il progetto “Skills 2 work”, in tema di inserimento lavorativo e integrazione economica?

EDP: È un progetto finanziato dal Fondo asilo migrazione e integrazione (FAMI) della Commissione Europea e gestito con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Si concentra sull’inserimento lavorativo dei beneficiari di protezione internazionale, perché dopo il periodo di accoglienza bisogna pensare al futuro di queste persone soprattutto nel mercato di lavoro (ndr. titoli di studio, competenze, valutazione). In questo senso vengono instaurati rapporti con diverse forze imprenditoriali, per favorire strategie di inserimento e buone pratiche.

 

FMV: “Unexpressed talent” è un progetto avviato nel 2015 e che si concluderà nel 2017: un’iniziativa legata ad Europa 2020, a favore dei giovani. I “giovani migranti” sono, come tutti i giovani, il futuro su cui costruire? Quanto è importante il tema della formazione in tal senso?

EDP: Questo progetto è finanziato dal programma Erasmus Plus e coinvolge 7 paesi dell’Unione Europea. Si concentra sugli immigrati di seconda generazione che, seppur con difficoltà oggettive di partenza, mediamente raggiungono risultati scolastici più significativi. L’obiettivo di questo progetto è quello di valorizzare le competenze dei giovani, le cosiddette soft skills, grazie soprattutto al contributo di associazioni e movimenti.

 

FMV: Qual è il valore dell’immigrazione? Soprattutto quello economico, che può rappresentare una buona leva per avere attenzione sempre maggiore verso un tale tema?

EDP: Il valore dell’immigrazione è proprio il focus della Fondazione Leone Moressa. A noi interessa mettere a fuoco qual è il contributo economico reale che gli immigrati danno al nostro Paese. I costi dell’immigrazione vanno messi a confronto con le tasse pagate e i contributi pensionistici versati. Forse non si sa che il saldo in tal senso è attivo di circa 3 miliardi di euro l’anno. Questo dato si può spiegare con una considerazione demografica: gli immigrati sono mediamente più giovani della nostra popolazione. Basta anche in questo caso guardare qualche numero: la popolazione del nostro Paese con più di 75 anni sta in un rapporto di 1 a 10; nel caso degli immigrati di 1 a 100. E se si pensa che la spesa pubblica dell’Italia è concentrata su pensioni e sanità, si capisce come il risparmio economico nel caso degli immigrati sia notevole. Questo significa che anche negli anni della crisi gli immigrati hanno contribuito alla tenuta nazionale attraverso imprenditoria e mercato del lavoro.

 

FMV: Politiche per l’immigrazione: l’Italia ha ancora molta strada da fare in tal senso?

EDP: Noi abbiamo un problema storico: non possediamo un’idea di integrazione chiara e definita. Quello che ci manca è una visione di lungo periodo. Che tipo di integrazione e forza lavoro vogliamo? A questa domanda ancora non siamo riusciti a rispondere, ecco perché non siamo stati in grado di gestire adeguatamente i flussi. La Francia ha scelto di accogliere gli immigrati provenienti dalle ex colonie africane, la Gran Bretagna ha una forte presenza di indiani e pakistani, la Germania ha aperto le porte alla Turchia; ma noi? La nostra è una situazione molto diversificata e questa situazione è più difficile da gestire.

 

FMV: Prossimi progetti che avete in cantiere?

EDP: In questo momento ci stiamo concentrando sull’edizione 2016 del Rapporto annuale sull’Economia dell’immigrazione, che raccoglie i nostri principali studi del 2016 e sarà presentato ad ottobre a Roma.

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