Paternità e lavoro

Quali misure a favore della conciliazione?

La concezione di famiglia è radicalmente cambiata negli ultimi cinquanta anni e ha visto un rapido passaggio da un modello cosiddetto “nucleare” e tradizionalmente circoscritto (padre, madre, figli), a una più ampia visione di famiglia, in cui la cura dell’ambiente domestico non è più interamente deputata al ruolo della madre, ma equamente suddivisa tra le due figure genitoriali, spesso impegnate entrambe sul versante lavorativo.

Ma quali sono le caratteristiche dell’evoluzione del ruolo del padre nell’attuale società e in un’ottica di conciliazione famiglia-lavoro? L’ultima indagine degna di nota in tal senso risale al 2014 ed è stata promossa da Focus e Nostrofiglio in collaborazione con l’Eurispes [1].

 

Com’è cambiato il sistema previdenziale italiano negli ultimi anni sul versante paternità-lavoro?

Le misure [2] più importanti sono rivolte principalmente a promuovere una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e a favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. I padri (anche adottivi o affidatari) possono usufruire di un giorno di congedo obbligatorio e due giorni di congedi facoltativi.

Per quanto riguarda il congedo obbligatorio, al padre lavoratore dipendente è consentita l’astensione dalla prestazione dell’attività lavorativa per due giorni di lavoro entro i primi cinque mesi di vita della prole [3].

Per quanto riguarda invece il congedo facoltativo è condizionato alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità (in caso di richiesta del padre di congedo facoltativo, il termine finale del congedo della madre sarà anticipato per un numero di giorni pari a quelli utilizzati dal padre).

 

Cosa pensano i padri-lavoratori di queste misure?

Dall’indagine Eurispes emerge che il 76,7% dei soggetti intervistati [4] ritiene necessario un aumento dei congedi parentali fruiti dai padri, rispetto a quanto previsto dalle disposizioni di legge vigenti. Solo il 10% dei lavoratori padri richiede di poter usufruire di questo diritto e le ragioni di ciò sono tante. Prima su tutte, quella relativa al fattore culturale e ai cambiamenti che la famiglia e, di conseguenza, anche il ruolo del padre, ha subito negli ultimi decenni.

La maggior parte delle persone intervistate ritiene che i padri dovrebbero essere più attivi nella richiesta dei congedi parentali loro spettanti. Quando ciò non avviene, il motivo è legato a un fattore perlopiù culturale: molto spesso si ritiene che, soprattutto nella prima fase di vita dei figli, la presenza del padre possa essere in qualche maniera superabile, mentre non può esserlo quella della madre, al contrario essenziale. Tuttavia, avere entrambe le figure genitoriali accanto è un diritto del minore ed è necessario al fine del corretto ed equilibrato sviluppo di personalità e identità. Dal sondaggio emerge, infine, che la maggior parte delle donne vorrebbe il padre più partecipe alla vita dei figli, soprattutto nella prima fase di vita degli stessi.

Al di là di tutti questi dati, secondo alcuni occorrerebbero almeno 15 giorni di congedo obbligatorio per i padri [5]. E ciò rende evidente come le attuali misure in materia di paternità e conciliazione non bastino a soddisfare le esigenze delle famiglie italiane.

Per il 2018 sembra sia previsto un aumento del congedo di paternità obbligatorio (da due a quattro giorni) e del congedo facoltativo (da due a tre giorni) [6].

 

di Gianpaolo Tomaselli

Ph.D. Università degli Studi “Magna Græcia” di Catanzaro

Note

[1] I nuovi padri. Uomini e donne a confronto. L’evoluzione della figura paterna nella società, Focus – Nostrofiglio.it – Eurispes, 2014.

[2] Misure previdenziali per il triennio 2013-2015; Bonus Bebè 2016 (Governo Renzi); Direttiva Europea n. 2010718/UE; Corte Costituzionale – Sentenza n. 2587/2012; Legge n. 54/2006.

[3] Novità introdotta nel 2016 dal Governo Renzi.

[4] Il campione è costituito da 2.292 soggetti (intervistati in tutta Italia) ed è composto per il 51% da uomini e per il 49% da donne. Di questi, la maggioranza sono soggetti di fascia d’età compresa tra i 30 e i 44 anni, occupati e con istruzione medio-alta.

[5] “Congedo di paternità, vanno introdotti almeno 15 giorni obbligatori”, in Il Giornale di Brescia, 6 novembre 2016.

[6] Novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2017.

 

Allegato: I nuovi padri. Uomini e donne a confronto. L’evoluzione della figura paterna nella società

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