La famiglia “fiscale”

Proposte e prospettive per un fisco a sostegno delle famiglie

Il 28 e il 29 settembre scorsi si è tenuta a Roma la Terza Conferenza Nazionale sulla Famiglia. Un’iniziativa promossa dal Dipartimento per le politiche della famiglia grazie all’Osservatorio nazionale.

Vari i temi al centro dei gruppi di lavoro, dalla centralità del ruolo delle famiglie come risorse sociali ed educative, alla crisi demografica e al rapporto fra il quadro nazionale e le tendenze internazionali. Si è parlato anche di evoluzione della famiglia fra diritto e società e dei temi della conciliazione famiglia-lavoro e delle nuove politiche territoriali di welfare.

Il gruppo di lavoro su cui c’è stato un più ampio margine di dibattito era quello sulle “Proposte e prospettive per un fisco a sostegno delle famiglie”, che aveva come referente il professor Mauro Marè. Questo gruppo, proprio per la rilevanza dei temi affrontati, è stato diviso in due sottogruppi, uno dei quali coordinato da Marco Allena, professore di Diritto tributario all’Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Piacenza.

Abbiamo chiesto al professore Allena un commento su questo sottogruppo e sulle prospettive per il futuro nate attorno al tavolo di lavoro.

Di seguito riportiamo l’intervista.

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FMV: Quali sono state le questioni al centro del dibattito sulla fiscalità delle famiglie?

MA: Tutto è partito dall’ipotesi di ridefinire il quadro fiscale in un’ottica di centralità della famiglia. Ci siamo occupati di revisione dell’IRPEF, riforma della TARI, unificazione delle detrazioni di familiari a carico e degli assegni di mantenimento (NAFU) e di riforma dell’esenzione dal pagamento del ticket sanitario.

 

FMV: Cosa ha acceso maggiormente il dibattito?

MA: Sicuramente la disciplina dell’Irpef, soprattutto in virtù dell’importanza, anche sistematica, che tale imposta assume. La proposta che ha incontrato il maggior favore, e che come sottogruppo abbiamo fatto nostra, è stata quella presentata dal Forum delle Associazioni Familiari, che mira a realizzare una riforma dell’Irpef con l’individuazione di una sorta di No Tax Area mobile a favore del nucleo familiare. Si tratta di un tentativo di far riemergere il concetto di unitarietà economica del nucleo familiare, già alla base della vecchia, e da tempo soppressa, imposta di famiglia.

 

FMV: Potrebbe spiegarci un po’ meglio di cosa si tratta?

MA: È una proposta coniugata ai benefici della cd. imposta negativa (negative income tax), elaborata tra gli altri da Friedman e ripresa in Italia anche sul versante tributario (su tutti da Gallo). In questo momento l’imposta negativa è uno strumento di politica fiscale che corrisponde ad un’imposta personale. Questa nuova imposta, se applicata al di sotto di una determinata soglia di reddito (minimo imponibile), si trasforma o, per meglio dire, “lascia il posto” ad un sussidio parametrato alla differenza tra il reddito minimo (o minimo imponibile) e il reddito familiare, che risulta in ogni caso inferiore al primo, così da disincentivare comportamenti improduttivi dei singoli familiari. Potremmo dire che mentre in passato la famiglia non era configurabile come entità dotata di soggettività, anche soltanto tributaria, oggi risulterebbe come entità non distinta dalle persone fisiche che la compongono, le sole qualificabili come soggetti passivi e titolari di capacità contributiva autonoma.

 

FMV: Maggiore equità orizzontale sembra essere quindi la parola chiave di questa proposta: è un criterio che vale sia per le famiglie monoreddito che per le famiglie numerose?

MA: Nella legislazione più recente, dopo la nota sentenza della Corte Costituzionale sul cumulo dei redditi (Corte Costituzionale, n. 179/1976), la spinta dell’individualismo contributivo ha determinato un maggior onere impositivo sulle famiglie monoreddito rispetto a quello gravante, a parità di reddito complessivo, sulle famiglie plurireddito. Ciò ovviamente ha discriminato le famiglie numerose con componenti privi di occupazione o che svolgono soltanto lavoro casalingo. Sulla scia di tale giurisprudenza abbiamo avuto alcune leggi delega – mai seguite dai relativi decreti delegati – che hanno cercato di rivalutare l’unitarietà della famiglia, almeno per la determinazione dell’imposta, con l’introduzione del c.d. quoziente familiare (per esempio la Legge 29 dicembre 1990, n. 408). E proprio il  “Fattore famiglia” sembra essere la chiave giusta nell’ottica dell’unitarietà.

 

FMV: Che cos’è questo “Fattore famiglia” a cui fa riferimento?

MA: L’ispirazione è il modello francese del quoziente familiare, ovviamente con una serie di modifiche in ottica di miglioramento, risparmio e concretezza. L’esigenza nasce da una lettura della capacità contributiva della famiglia (ex art. 53 Cost.) «intesa come entità diversa da quella risultante dalla sommatoria delle capacità contributive proprie dei singoli membri del nucleo familiare».

 

FMV: Come funziona? E com’è possibile attuarlo in Italia?

MA: Sintetizzando, potremmo dire che il livello minimo di reddito non tassabile (cd. minimo vitale) per una persona è pari a quanto si ritiene debba spendere per il proprio mantenimento, e per condurre una vita con il minimo di dignità; ciò potrebbe coincidere astrattamente con la soglia di povertà relativa calcolata annualmente. Il fattore proporzionale al carico familiare è il “Fattore Famiglia”, mentre il prodotto che si ottiene è la No Tax Area, all’interno della quale l’aliquota da applicare per le imposte è pari a zero. Superata la No Tax Area, si applicano le aliquote progressive normalmente previste dalla legge.

Per attuare ciò bisogna stabilire sopra quale limite di reddito sia ammissibile “cominciare a pagare le imposte”, cioè denotare una capacità contributiva. Dopo aver individuato il livello minimo di reddito non tassabile per la persona, bisogna moltiplicarlo per un fattore proporzionale al carico familiare; il che significa tenere conto di coniuge e figli a carico innanzitutto, e poi di situazioni che contribuiscono ad appesantire l’economia familiare stessa (per esempio disabilità, non autosufficienza, monogenitorialità, vedovanza, ecc.). Il risultato è il livello minimo di reddito non tassabile della persona, che tenga conto del suo proprio carico familiare.

 

FMV: È un sistema molto dispendioso?

MA: Sicuramente è un sistema dispendioso – e il nostro sottogruppo se n’è da subito reso conto – ma i cui riflessi sociali ed economici potrebbero essere superiori ai costi, con effetti positivi sull’intero sistema. Soprattutto per riportare la famiglia al centro del sistema impositivo, e consentire un sostegno non solo per le famiglie a basso reddito o con figli a carico, ma anche per le categorie più disagiate (per esempio, donne con figli a carico, giovani, diversamente abili).

 

FMV: Dare attenzione alla famiglia in chiave fiscale, in base a quello detto finora, sembra quasi un “ritorno all’antico”. Cosa c’è di davvero nuovo?

MA: La scelta di seguire il modello del “Fattore famiglia” costituisce, è vero, una sorta di “ritorno all’antico”, ma su un percorso aggiornato e rivisto, in base ad una nuova attenzione alla realtà sociale ed economica. Soprattutto alla luce degli ulteriori e diversi scenari offerti dagli istituti del moderno diritto positivo.

D’altra parte, trattandosi di istituto, la famiglia, che la Costituzione “riconosce” (e la Costituzione riconosce la famiglia fondata sul matrimonio, ma per ragioni comprensibili e realistiche l’ordinamento tributario fa riferimento anche a nozioni più allargate) si tratterebbe soltanto di dare attuazione, finalmente, a dei principi costituzionali sino ad ora per nulla tenuti in considerazione dal legislatore tributario.

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