La “difficile” alternanza scuola-lavoro

Grandi opportunità e speranze disattese

GreenEnergy SpA è una società calabrese che opera nel mondo delle energie rinnovabili e si occupa di progettazione, sviluppo, manutenzione e monitoraggio di impianti fotovoltaici. L’azienda presenta una lunga esperienza nel campo elettrico e, nel corso degli anni, oltre a essere impegnata sul proprio mercato territoriale, ha avviato un importante processo di internazionalizzazione in tutta Europa, consolidando così il proprio know-how.

Attenta alla crescita personale e professionale delle risorse umane, GreenEnergy si impegna a fornire una costante e continua formazione, volta non solo ad accrescere competenze, ma a mantenere viva la motivazione e la passione per il lavoro svolto. Ha avviato per la prima volta, nel corso dell’ultimo anno, collaborazioni con varie scuole del territorio che si sono concretizzate in un innovativo percorso di Alternanza Scuola Lavoro, che ha coinvolto 71 studenti provenienti da quattro diversi Istituti della provincia di Catanzaro.

FMV ha intervistato Andrea Brunetti, Amministratore Delegato dell’azienda, per conoscere meglio questa realtà e il progetto di Alternanza che si è svolto nell’anno scolastico 2016/2017.

Di seguito riportiamo l’intervista.

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FMV: Ci racconti brevemente la storia dell’impresa: come nasce e di cosa si occupa?

AB: L’azienda nasce come Società Consortile nel settembre del 2005 grazie alla cooperazione di circa 7 imprese, che si riducono definitivamente in due aziende nel 2008. Da quel momento si assiste alla trasformazione in società a responsabilità limitata prima, e società per azioni poi. Gli obiettivi prefissati sono tuttora relativi alle energie rinnovabili. Il core business è sia il fotovoltaico, con una percentuale abbastanza rilevante, che l’eolico e il mini-eolico, senza dimenticare le radici aziendali: la progettazione di impianti elettrici e le installazioni. Col passare degli anni abbiamo maturato l’idea di diversificare la mission dell’impresa per renderla fruibile e meno vulnerabile ai mercati; in questa scelta è stata prediletta la parte elettrica piuttosto che quella fotovoltaica e abbiamo acquistato anche due unità operative (ndr. per intenderci tipo quelle di proprietà dell’Enel), tant’è che oggi abbiamo anche una matrice in più di cui andare fieri.

Nel 2012, con l’avvento della crisi del nostro settore e con il taglio agli incentivi da parte del Governo, abbiamo investito sull’internazionalizzazione andando a lavorare in Sudafrica, Romania e Gran Bretagna. Questo ha fatto sì che l’azienda crescesse molto dal punto di vista professionale, crescita che ritengo abbia investito anche tutti i dipendenti.

 

FMV: Ci parli del progetto di alternanza scuola lavoro. Quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto a intraprendere questo percorso e come si è svolto?

AB: Da una parte c’era la volontà dell’azienda di andare alla ricerca di personale giovane che avesse come prima dote la caparbietà. Dall’altra la consapevolezza, del tutto personale avendo vissuto all’estero, della necessità di dover apportare una specie di “rivoluzione”, sia a livello territoriale che a livello aziendale. Puntare sull’alternanza ha significato impostare una strategia di marketing basata sulla visibilità territoriale che era pressoché scomparsa. E anche grazie all’uso di social network e di testate giornalistiche locali, l’azienda ha riacquisito la sua posizione sul territorio.

Ho assistito ad altre alternanze prima di questa – e ho voluto analizzare i dati precedenti non sempre ottimali – e mi sono reso conto che tanti ragazzi spesso vengono sfruttati (ndr. lo dimostra il fatto che le maggiori richieste per l’alternanza scuola lavoro arrivano da ristoranti). In questi casi la nota negativa è la ricerca di personale non retribuito. Nella nostra organizzazione, come azienda, abbiamo pensato di suddividere i ragazzi in gruppi (giornalieri di massimo 15 unità e inerenti i reparti stessi dell’azienda di massimo 4 unità). Questo ci ha dato la possibilità di seguire i ragazzi in maniera particolare e, soprattutto, con l’intento di farli crescere dal punto di vista professionale. L’azienda stessa, diversamente, non avrebbe avuto davvero la possibilità di trasferire un po’ del proprio know-how.

 

FMV: Quali sono le impressioni e i risultati ottenuti?

AB: La mia impressione è che l’alternanza non viene affrontata allo stesso modo da tutti i soggetti protagonisti. E dal mio punto di vista le scuole, seppur dovendo far fronte a diverse problematiche di natura burocratica e di natura legale, non hanno lo stesso entusiasmo che può avere l’azienda. Non esiste un programma o un progetto e l’impressione è che basti, a fine anno, confermare le ore necessarie per l’autorizzazione a questo tipo di esperienza. Questo è un danno: lo è per i ragazzi, ma anche per le aziende, che potrebbero essere più numerose se alle spalle ci fosse una vera pianificazione di tutto quello che si potrebbe fare. In assenza di aziende, le scuole si focalizzano su quel numero limitato a disposizione dove l’obiettivo della crescita dei ragazzi passa in secondo piano rispetto ad altro…

Sarebbe diverso se si avesse a disposizione un programma correlato tra scuola e azienda. Faccio un esempio banalissimo, la comunicazione apparentemente potrebbe non essere un’attività attinente alla nostra azienda, ma se sviluppata nell’ottica del marketing sicuramente ha la sua valenza. Ne sono un esempio valido tutti quei progetti audio-video che abbiamo sviluppato e che possono aiutare l’azienda ad avere una maggiore visibilità sul mercato. D’altra parte è anche impossibile pensare di implementare progetti che riguardino, ad esempio, la chimica in un’azienda che non si occupa di questo, perché ciò non avrebbe senso né per i ragazzi né per l’azienda stessa.

In sincerità mi sento di dire che per quanto riguarda la nostra realtà, i risultati ottenuti sono stati abbastanza discreti. Sarebbero stati ottimali se ci fosse stata, come dicevo prima, una collaborazione più assidua ed efficace. Ad aggravare la situazione, le problematiche relative ai trasporti, di cui le scuole non si sono occupate, e, sempre da parte delle scuole, una mancanza di chiarezza nei confronti dei ragazzi, che ha portato a sviluppare ulteriori problematiche all’interno dell’azienda. I ragazzi hanno sicuramente imparato qualcosa, ma avrebbero potuto raggiungere risultati diversi. C’è anche da dire che si trattava di un primo esperimento, per questo è il minimo dire che poteva essere gestito meglio.

Detto questo, credo che dal punto di vista tecnico le aziende potrebbero ricavare molte più energie da questi ragazzi se la loro formazione fosse parallela alla formazione professionale. I programmi, invece, sono antiquati e quasi per nulla al passo con i tempi; in questo le aziende si trovano a dover trasmettere molto velocemente le varie situazioni tecniche che è possibile incontrare nei contesti professionali. Faccio degli esempi: i ragazzi della Ragioneria hanno ancora libri che riportano l’iva al 21% e non conoscono determinati procedimenti di natura tecnica, al momento inesistenti nei libri; all’Industriale si sarebbe dovuto insegnare l’Arduino (ndr. una piattaforma hardware composta da una serie di schede elettroniche dotate di un microcontrollore, che consente di costruire in maniera relativamente rapida e semplice piccoli dispositivi, come controllori di luci, temperatura, umidità ecc.), ma i ragazzi non ne sapevano nulla nonostante fosse materia di esame. In questo caso specifico hanno dovuto imparare qui in azienda un procedimento in cui potevano solo migliorare.

Concludo questa parte con una nota positiva, che abbiamo anche raccontato in un articolo del nostro blog aziendale. Qualche mese fa, mentre portavamo a compimento uno dei nostri impianti fotovoltaici per un noto brand, si verifica un problema. La sporgenza dei profili presentava delle spigolosità che non erano accettabili in termini di sicurezza. Per quanto possa sembrare una questione da poco, risolverlo ci avrebbe richiesto tempi e costi molto elevati. La soluzione ci è stata proposta da un Istituto Industriale con cui avevamo sottoscritto il progetto di alternanza: un prototipo progettato e realizzato con stampa 3D, da uno studente di soli 16 anni. Il nostro cliente rimane soddisfatto. Se non avessimo aperto le nostre porte alle scuole tutto questo non sarebbe stato possibile!

 

FMV: A suo avviso, quanto è importante la formazione e le collaborazioni tra aziende e scuole/università del territorio?

AB: è molto importante, sia quella interna all’azienda, che quella esterna, e questo tanto in termini di sicurezza quanto in termini tecnici e globali. Senza formazione, a mio avviso, le aziende retrocedono senza alcuna possibilità di andare avanti. Così come senza crescita del dipendente non può esserci crescita aziendale. Non si tratta tanto di formare i dirigenti, ma tutti i partecipanti alla vita dell’azienda.

Per le collaborazioni tra scuola e aziende e tra università e azienda la problematica maggiore è questa: con le scuole la ricerca si può fare, tranquillamente e gratuitamente, ma lo spessore tecnico è molto basso; con le università, per quanto lo spessore tecnico non aumenti vistosamente, la ricerca è molto costosa. Dato questo stato di cose o l’azienda punta sulle scuole, cercando di migliorare il livello tecnico insieme alle scuole stesse (e in questo percorso l’alternanza può sicuramente aiutare) o l’università deve cambiare filosofia. Ma su questo punto non credo ci siano grandi cambiamenti all’orizzonte, almeno per il momento…

 

FMV: Obiettivi futuri?

AB: L’azienda continuerà a sostenere le scuole in materia di alternanza scuola lavoro, ma quest’anno ci si dovrà adeguare, prima di tutto, agli errori commessi l’anno scorso.

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