Un’impresa possibile. Persone e aziende che costruiscono il futuro

«Dalla parabola dei talenti emerge con forza la differenza sostanziale che esiste tra la bellezza e l’efficacia del lavoro fatto accanto a persone che usano volutamente le proprie capacità. Qualsiasi persona con i suoi talenti e desideri ha bisogno di mettersi al centro della sua attività lavorativa e quest’ultima di essere parte di un pensiero più grande».

Recensione a Un’impresa possibile. Persone e aziende che costruiscono il futuro di Massimo Folador, Guerini Next, 2014.

Quali valori? Quali desideri? Quali talenti sono propri di una persona che vuole e deve tornare a porsi al centro della sua vita nel senso più pieno? Queste e tante altre sono le domande di senso, i “perché” impliciti del fare impresa che il libro di Folador mette a fuoco.

Il racconto traccia la vita degli uomini dell’età postmoderna che, spinti dalle norme sociali di competizione e risultato, reiterano azioni e comportamenti che mal si predispongono in un contesto di elevata dinamicità, complessità e incertezza nel quale essi operano. Il sistema sociale, economico, aziendale, familiare evolve ed è soggetto ciclicamente a crisi, le quali servono per riproporsi domande di senso, di direzione, di tensione. Ed è proprio a delineare queste ultime lo scopo primario del saggio. La crisi mette l’uomo davanti al risultato di azioni in cui l’abitudine e l’istinto fanno da padroni, in cui non vi è più posto per discernimento, volontà e libertà e in cui tutto ciò che in passato ha funzionato ha necessità di essere mantenuto e rigidamente custodito. Presupposto dell’incapacità dell’abitudine a sostenere l’individuo nel suo sviluppo nel tempo è la necessità di prendere coscienza che la società, il mercato, l’impresa sono sistemi complessi adattivi (Gandolfi, 2008): agglomerati composti da elementi semplici che interagendo fra loro costituiscono un’entità unica, organizzata e dinamica capace di evolvere e adattarsi all’ambiente. I singoli elementi non sono controllati, si auto-organizzano in maniera autonoma. Sebbene il risultato delle interazioni sia complesso, l’apporto del singolo è estremamente semplice ed essenziale alla sua stessa natura, ma è al contempo capace di adattarsi in modo da produrre assetti strutturali nuovi e più concilianti alle esigenze di cambiamento. L’idea di fondo è quella di un dialogo continuo tra ciò che è micro e ciò che diventa macro; se il contesto e le situazioni mutano, la persona deve essere capace di indirizzare le sue scelte e azioni, di discernere continuamente ciò che si muove al suo interno.

Ma cosa vuole dire offrire un apporto essenziale? Orientare scelte e azioni? Possiamo dire di essere pronti a lasciarci sorprendere dal cambiamento? Siamo pronti a riscoprire il nostro talento e ad utilizzarlo per muovere le organizzazioni entro le quali operiamo verso il bene comune?

Per rispondere a queste domande l’autore fa ricorso alle immagini del viaggio e del cammino (Mancuso, 2005), alla metafora dello sport. Queste hanno tutte in comune motivazioni, movimento, lavoro sulle peculiarità della persona, orientamento verso uno scopo. Prima di un viaggio esiste la fase dell’organizzazione dello stesso, in ogni suo aspetto. Questa è la fase del discernimento, della conoscenza della propria identità per orientare le azioni in maniera autentica e strategica. Per offrire un apporto essenziale la persona deve conoscere i fattori motivazionali, ovvero i fattori che rendono le sue azioni orientate verso un scopo. Poi segue la fase dell’allenamento in cui la persona, una volta scoperti i suoi talenti, li mette a frutto. La piena realizzazione di questi talenti avviene attraverso la relazione. La metafora dell’allenamento giornaliero, attraverso il quale migliorare i propri talenti e dare il meglio di sé, si adatta bene alle dinamiche dell’organizzazione d’impresa. Avere cura della persona affinché possa esprimere al meglio le sue capacità ed essere di beneficio allo sviluppo dell’impresa, non è soltanto strategico, ma è etico e virtuoso. Un lavoratore più coinvolto, che ha la percezione di fare parte di un progetto, si mette in moto, esercita la sua libertà, ovvero la responsabilità, e si auto-realizza nella relazione produttiva, così come in quella sociale e politica. Si auto-realizza, dunque, accanto agli altri e grazie ad essi, si appassiona al cammino e da questo circolo virtuoso trova la forza e le luci per andare oltre l’habitus e farsi promotore di cambiamento.

Perché colui che usa i propri valori più autentici, i propri punti di forza e li trasforma in azioni coerenti e sistematiche, ci dice Folador, si trova a fare delle scelte e a vivere fino in fondo la propria umanità con maggiore forza. Se è vero che l’autenticità del nostro vivere e l’espressione del nostro talento sono date dall’approdo della responsabilità vissuta come massima libertà, allora vanno ripensati il senso del viaggio, le mete, i singoli passi e non solo gli obiettivi. A tutti noi spetta l’onere e l’onore di tornare a ricercare quelle verità ultime che contraddistinguono l’uomo e ogni forma che l’uomo dà al suo agire.

Questi, in estrema sintesi, e tanti altri sono gli stimoli offerti dal volume che si propone come un tentativo di far dialogare l’economia e l’organizzazione d’impresa con letterature più svariate. Il punto di vista del narratore è quello di colui che in prima persona vive questi valori e li utilizza nella sua attività di consulente. Lo sguardo però è educato da competenze e conoscenza rendendo il saggio un viaggio tra le discipline. La tradizione benedettina ne fa da apripista; la letteratura scientifica è ricercata e ponderata; spicca il contributo apportato, tra gli altri, anche dell’autorevole manipolo di studiosi esponenti del contemporaneo pensiero socio-economico italiano (Bruni, 2006, Bruni et al., 2004, 2006, Sacco et al., 2002, 2006). La ricchezza e la profondità dei temi richiede l’integrazione di questi pensieri e modi di agire che, seppur specifici alle applicazioni dell’analisi, convergono verso uno scopo comune.

Concludendo, è prezioso mettere in evidenza la particolare prospettiva attraverso cui Folador conduce e sviluppa il suo lavoro di sintesi sulla vita postmoderna sottolineando la presenza di chiavi di lettura e soluzioni che vanno ricercate nella tradizione italiana. Tradizione che trova il suo fulcro nel vivere l’autenticità della condizione umana, fatta di relazione e di un sguardo rivolto verso l’alto.

di Francesca Lipari

Phd Student Università di Tor Vergata (Roma)

Visitor Scholar University of Pennsylvania

 

Bibliografia

Bruni, L. (2006), Reciprocità: dinamiche di cooperazione, economia e società civile, Bruno Mondadori, Milano.

Bruni, L. e Porta P. L. (2004), Felicità ed economia, Guerrini e Associati, Milano.

Id. (2006), Felicità e libertà, Guerrini e Associati, Milano.

Gandolfi, A., (2008), Formicai, imperi, cervelli, Bollati Boringhieri, Torino.

Mancuso, V., (2005), La vita autentica, Raffaello Cortina, Milano.

Sacco, P. L. e Zamagni, S. (2002), Complessità relazionale e comportamento economico: materiali per un nuovo paradigma di razionalità, Il Mulino, Bologna.

Id. (2006), Teoria Economica e Relazioni Interpersonali, Il Mulino, Bologna.

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