Il monitoraggio della spesa sanitaria in Italia

Un diritto che “pesa” sull’economia familiare

Alla luce dei recenti eventi internazionali che si sono tenuti in Europa (e non solo) sul tema della sanità pubblica – su tutti la 10° European Public Health Conference “Sustaining resilient and healthy communities” (Stoccolma (Svezia) 1-4 novembre) – ci soffermiamo a riflettere sul sistema sanitario in Italia e lo facciamo partendo dall’ultimo report redatto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sul Monitoraggio della spesa sanitaria (Rapporto n. 4/2017). Nel report viene presentata un’analisi dettagliata delle recenti manovre nel settore sanitario, con dati contabili e finanziari (di contabilità nazionale e di Conto economico, questi ultimi articolati anche a livello regionale), piani di rientro, sistema di tessera sanitaria (TS).

Il diritto alla salute è riconosciuto e tutelato come diritto fondamentale del cittadino e interesse della collettività da parte dell’Ordinamento italiano[1], come riportato nell’introduzione. In conformità a questo principio, nel 1978[2] è stato istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) pubblico basato su tre principi fondamentali: universalità, uniformità e solidarietà. L’accesso alle cure mediche è, quindi, garantito a tutti i cittadini (superando, così, il precedente sistema mutualistico basato sulla contribuzione dei singoli lavoratori e il cui accesso era garantito solo ad una parte della popolazione). La funzione sanitaria pubblica viene esercitata su due livelli: Stato e Regioni[3].

Sebbene l’Italia risulti ai primi posti per performance dei sistemi sanitari (a livello europeo e mondiale[4]) per qualità delle prestazioni, equità e accesso alle cure, il mantenimento di tali standard qualitativi rende indispensabile affrontare il tema della sostenibilità dei costi, anche in presenza di livelli di finanziamento condizionati dai vincoli finanziari nazionali e comunitari. Il documento del Ministero dell’Economia e delle Finanze si pone proprio questo specifico obiettivo.

Secondo quanto emerge dal rapporto, dal 2001 al 2005 la spesa sanitaria è cresciuta al ritmo del 7,5% annuo, valore che è diventato negativo (-0,1%) tra il 2010 e il 2016. Si evince, quindi, la riduzione di tutte le spese sanitarie, a eccezione delle voci correlate ai farmaci innovativi. Nel periodo 2000-2007, la spesa sanitaria è cresciuta in rapporto al PIL passando dal 5,5% al 6,4%, anche se con una dinamica di crescita del denominatore pari al 3,8% medio annuo in termini nominali. Dal 2008, il tasso di crescita del PIL nominale è risultato più contenuto (e negativo in alcuni anni). Nonostante questo, l’incidenza della spesa sanitaria sul PIL è stata pari al 7,1% negli anni più acuti della crisi economico-finanziaria. Dal 2011, invece, si assiste a una riduzione del rapporto spesa sanitaria e PIL (arrivando al 6,7% nel 2016), nonostante la bassa crescita economica del periodo. Il rallentamento della dinamica della spesa sanitaria, può essere valutato anche attraverso il confronto fra gli andamenti della spesa sanitaria corrente di conto nazionale (CN) e i valori del finanziamento del SSN a cui concorre lo Stato.

Il grafico riportato di seguito illustra l’andamento della spesa sanitaria corrente di CN per anno nel periodo 2000-2016.

 

 

All’interno del grafico è possibile osservare una diminuzione di punti percentuali – relativamente a reddito di lavoro dipendente, assistenza medico-generica di convenzione e farmaceutica convenzionala – nell’ultimo quinquennio e rispetto al periodo precedente (soprattutto rispetto al periodo 2000-2007). Cresce invece la spesa per consumi intermedi (che nel 2016 rappresenta il 28,1% della spesa complessiva)

Nel 2016, il totale della spesa sanitaria corrente di CN è di 112.542 milioni di euro (+1,2% rispetto al 2015).

Nel report, infine, si fa riferimento anche ai piani di rientro e al Sistema di tessera sanitaria (TS). I piani di rientro sono finalizzati a verificare la qualità delle prestazioni e a raggiungere il riequilibrio dei conti dei servizi sanitari regionali, hanno contributo al contenimento della spesa sanitaria degli ultimi anni[5]. La tessera sanitaria è un altro strumento importante per attuare in Italia il sistema di monitoraggio della spesa sanitaria ed è volto a conoscere e governare le risorse spese nella sanità, impiegando meglio il denaro pubblico disponibile.

La riduzione della spesa sanitaria degli ultimi anni è sicuramente un risultato importante delle recenti manovre (sebbene aumentino i costi per alcune voci specifiche) e fondamentale a garantire la qualità, equità e universalità del SSN italiano, che rappresenta oggi un primato a livello europeo e mondiale. Inoltre, piani di rientro e sistema TS si sono dimostrati strumenti efficaci per il contenimento e monitoraggio delle spese sanitarie. Dati positivi per l’Italia dopo anni di performances deludenti (se si guarda anche ad altri contesti). Attendiamo il prossimo report (2018) per avere ulteriori conferme.

 

Gianpaolo Tomaselli, Ph.D.

Research Officer Health Services Management, University of Malta

 

Note

[1] Art. 32 della Costituzione della Repubblica Italiana.

[2] Legge n. 833/1978.

[3] Lo Stato definisce i Livelli essenziali di assistenza (LEA) e l’ammontare complessivo delle risorse finanziarie necessarie al loro finanziamento, e le regioni, che hanno il compito di organizzare i rispettivi Servizi sanitari regionali (SSR) e garantire l’erogazione delle relative prestazioni nel rispetto dei LEA.

[4] Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD), 2014; Organizzazione mondiale della sanità (WHO), 2015.

[5] I piani di rientro hanno interessato in Italia le seguenti regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia.

 

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