La regalità della paternità

The Crown

La serie tv-evento uscita da pochissimo su Netflix, ci racconta le difficoltà del portare il peso della Corona inglese, ma ci parla anche di legami famigliari e dell’importanza dell’esempio di un uomo che ha saputo essere marito, padre e re.

Alla morte di re Giorgio VI, la sua primogenita, la giovanissima Elisabetta, si trova a dover imparare un arduo compito: diventare la Regina di Inghilterra, cercando di conciliare vita di famiglia e doveri della corona.

Regna da 64 anni sul suolo di Inghilterra, il suo regno sarà ricordato come uno dei più longevi della storia delle monarchie… ma chi è veramente Elisabetta II? A questa domanda vuole rispondere The Crown, la serie approdata il 1 novembre su Netflix, che racconta i primi anni del suo regno, e che ci mostra il lato più intimo della Regina; quello di Donna, Moglie, Sorella e Figlia.

La serie colpisce per la sua capacità di delineare personaggi credibili, mostrando il peso e il conflitto che attanaglia le persone della casa reale, sospesi tra interessi e desideri personali e gli oneri che la Corona richiede. Una serie imperdibile per la ricchezza della ricostruzione storica, per il suo azzeccatissimo cast, per la sua regia raffinata. Ma soprattutto per la sua capacità di dipingere personaggi veri e legami famigliari reali nelle loro difficoltà e contraddizioni. Nessuno dei protagonisti resta immune dal peso della Corona: un destino che si stringe come una morsa non solo sul capo di chi la deve portare, ma anche su tutti coloro che lo circondano. E questa corona scende sulla testa della ventiseienne Elizabeth, come è caduta su suo padre prima di lei, il quale, secondogenito e balbuziente, è diventato re suo malgrado, dopo che suo fratello (il re abdicatario Edoardo VIII, altra figura ritratta in tutta la sua contraddittorietà), ha posto il proprio interesse davanti a quello del Regno.

Tra gli altri temi, è molto interessante come The Crown affronti la paternità, soprattutto nella figura del defunto Re Giorgio VI.

Pur nella sua marginalità, il personaggio di re Giorgio viene in qualche modo posto al centro, non solo dai flashback che ne ripercorrono la storia, ma dalla nostalgia che moglie e figlie provano per lui e dalla sua continua evocazione da parte di tutti i personaggi, che siano famigliari o politici. Il lutto per la sua scomparsa è tangibile, così come lo sono i ricordi della sua presenza e del suo insegnamento. La fisionomia che ne emerge è quella di un sovrano e padre amatissimo, strabiliante nella sua statura morale, nella sua dedizione alla Corona e nelle sue fragilità, oltre che protagonista di alcune delle scene più commoventi della serie (meravigliosa la scena che troviamo nel quinto episodio, delle prove dell’incoronazione tra il futuro re Giorgio e una Elizabeth decenne, che si ritroverà ad indossare la stessa corona 17 anni dopo).

La figura di re Giorgio è fondamentale per il percorso di crescita di Elizabeth come sovrana. Nel corso delle puntate vediamo una trasformazione nella giovane, che prende sempre maggiore consapevolezza di sé e del proprio ruolo arrivando a somigliare sempre di più a suo padre, come d’altronde farebbe qualunque figlia sulle tracce di un padre molto amato. Padre che rimane anche unico vero trade d’union nel rapporto conflittuale tra le due sorelle, la razionale Elizabeth e l’istintiva Margaret, da lui stesso definite “il mio orgoglio e la mia gioia”, quasi come un collante che tiene unita la famiglia anche anni dopo la sua morte (ma basterà?).

Ma la paternità è una tematica sottesa anche ad altri personaggi della serie, a partire da Philip, (il Principe Consorte, ex ufficiale di Marina, recalcitrante agli impegni della Corona, ma padre amorevole), fino a quella di Winston Churchill, figura di riferimento nel panorama politico per la regina e ferito lui stesso nella propria paternità (non diremo di più per evitare qualunque tipo di spoiler, ci limitiamo a segnalare la magistrale interpretazione di John Lithgow, in particolare nel settimo episodio).

Ben oltre gli aspetti meramente politici quindi, già di per sé interessantissimi, soprattutto perché basati su fatti reali, The Crown meriterebbe di essere studiata per la sua capacità di affrontare con estrema autenticità i legami famigliari (si dovrebbe aprire un altro capitolo sul matrimonio dipinto con estrema verità dalla serie), ritratti con complessità e mai banalizzati.

Dieci episodi da godere in ogni dettaglio, impazienti che arrivi la seconda stagione.

 

The Crown

*****

Regia di Peter Martin; Scritto da Peter Morgan; con Claire Foy, Matt Smith, Vanessa Kirby, Eileen Atkins, Jeremy Northam, John Lithgow, Jared Harris; serie tv 10×50’; UK, 2016.

 

Maurizia Sereni      

Story Editor 

Share This