Il futuro del sistema bancario in Italia e in Europa

di Marco Vigorelli (Socio-amministratore della Arthur Andersen & Co. Management Consultants)

Articolo apparso in «L’impresa», n. 4, 1985, pp. 35-39

Gli istituti di credito aumenteranno o subiranno una riduzione? Metteranno in atto fusioni tra di loro? I servizi che verranno offerti alla clientela, di che tipo e qualità saranno? E i concorrenti non bancari invaderanno spazi riservati per tradizione alla banca?

Sono attesi, per la fine dell’anno, i risultati dell’indagine su «L’attività bancaria in Europa nei prossimi dieci anni», svolta con il metodo Delphi dalla Arthur Andersen & Co. Uno studio durato un anno intero, gestito con il metodo Delphi che negli Usa ha già avuto molteplici applicazioni e che trova ora in Europa, per l’impegno dell’Arthur Andersen, la prima applicazione nel delicato studio dei sistemi creditizi.

Ci si è resi conto che le banche sono alla ricerca dell’efficacia per rendere migliori i servizi alla clientela. Ma l’efficacia, da non confondersi malamente con efficienza, che ha tutt’altro significato, richiede per potersi realizzare, visioni di medio-lungo periodo.

Dato che la ridefinizione e la verifica del «perché» di ogni attività della banca costituisce la base per una effettiva innovazione, solo nel medio-lungo si può realizzare il «traguardo efficacia», tenendo conto di come si evolverà il mercato in cui l’azienda opera e quali siano le strategie organizzative e gli strumenti che meglio permetteranno di adeguarsi ai nuovi fabbisogni della clientela.

I principali punti cui deve mirare; nel processo di «rinnovamento» la banca per essere presente nel 1995 sono l’affermazione dell’efficacia dei propri servizi, con il conseguente sfruttamento razionale dell’informatica e, derivato ed indispensabile, un miglioramento della professionalità del personale, fino alla capacità dell’istituzione di cambiare mentalità e mercato.

Il cambio auspicato di mentalità comporta un passaggio da un atteggiamento di venditore di prodotti a quello di identificatore dei bisogni della clientela. Per ciò che riguarda il mercato, c’è da aspettarsi che la banca ampli la gamma dei suoi servizi tradizionali, integrandoli con altri non tipicamente bancari, mentre entreranno sul mercato gli istituti finanziari non bancari.

Lo studio compiuto con il metodo Delphi, mira dunque ad individuare i prossimi «posizionamenti» che gli istituti di credito prevedono di dover raggiungere o conquistare per arrivare a comprendere e soddisfare i nuovi fabbisogni della clientela. Individuate le scelte necessarie ad affrontare il futuro. si comprenderà bene come la banca negli anni novanta andrà verso l’impresa.

Mentre in questi mesi gli esperti studiano i risultati della ricerca, sintetizziamo le principali domande alle quali tenta di rispondere l’indagine Delphi. Tenendo presente che l’evoluzione viene considerata nel suo cammino per i prossimi dieci anni, quattro risultano i principali interrogativi per «intravedere» la banca del 1995. Quale sarà l’evoluzione della struttura del settore? Il numero delle banche e dei vari istituti di credito aumenterà o non, quali tipi di banche troveranno maggiore spazio e quali concorrenti? Assisteremo ad un processo di riduzione quantitativa con fenomeni di accorpamento, fusioni, acquisizioni? Ed ancora, quali tipi di servizi offriranno le banche, si atterranno ai tradizionali o entreranno in ambiti fino ad oggi ignorati? e i concorrenti non bancari invaderanno spazi tradizionalmente della banca?

Come si può notare, ad una prima generale domanda sul futuro delle istituzioni bancarie e finanziarie, corrisponde un’infinita serie di domande conseguenti. Anche per la seconda domanda (che struttura economico/finanziaria dovrà darsi la banca?) le variabili sono molteplici.

Il Delphi cerca di individuare le tendenze all’aumento o alla diminuzione dei costi-ricavi; alla variazione di voci in più o in meno nello stato patrimoniale e, conseguentemente, alle variazioni nelle strutture del bilancio della banca. Dando spazio anche in Europa, come avviene negli Usa, alla divisione della clientela e dei servizi nelle due fasce di «impresa» e «famiglia», quali quote di mercato saranno delle banche e quali dei suoi concorrenti? Quali differenze a livello di raccolta e di impiego si determineranno tra i due settori finanziario-creditizi?

La terza domanda cui tenta di dare una risposta l’indagine della Arthur Andersen, riguarda politiche e strategie della direzione, con riferimento alle tecnologie, al marketing, al personale, alla pianificazione e controllo di gestione.

Il quesito, anche in questo caso, presenta una vastità tale che occorrerà attendere i risultati per poter afferrare fino in fondo le risposte che ne scaturiranno. Brevemente si può dire che la domanda tende a mettere in luce le motivazioni che spingono agli investimenti in nuove tecnologie, le forme che assumerà la proprietà e l’accesso alle reti di trasmissione dati, quale sarà la reazione interna (personale) ed esterna (clientela) all’introduzione di una tecnologia «rivoluzionaria»: ed ancora quali saranno i punti d’entrata dei servizi per l’impresa e per la famiglia. Per il marketing, si dovrà capire quali saranno le tendenze fondamentali. quali i fattori competitivi sui quali la banca dovrà puntare e conseguentemente come sarà la rete di sportelli. Per quanto riguarda dimensioni, operatività e organizzazione. Quale professionalità sarà richiesta al personale di banca, crescerà o diminuirà il suo numero, come si muoverà all’interno dei vari servizi e come si potrà migliorare la produttività?

Per quel che riguarda la pianificazione ed il controllo di gestione si cercheranno di chiarire i principali punti da focalizzare nel processo di pianificazione, quali gli indicatori di risultato. Le analisi di redditività e le informazioni per la direzione.

L’ultimo obiettivo che si propone il questionario Delphi riguarda leggi e regolamentazioni. Mira ad esaminare se esiste una tendenza alle nazionalizzazioni o alle privatizzazioni nel sistema. Offrirà un quadro sulla regolamentazione a livello europeo ed italiano, oltre a rilevare il peso e l’importanza della manovra fiscale.

Quando, nel 1983, il metodo Delphi, venne utilizzato negli Usa per una prima grande inchiesta-studio sull’evoluzione del sistema bancario e creditizio statunitense, fu il frutto di una collaborazione congiunta fra il Bank Amministration Istitute di Chicago e l’Arthur Andersen. «New dimensions in banking: managing the strategic positioll» questo è il titolo del programma affrontato con il metodo Delphi che ha fornito un’enorme massa di indicazioni per gli operatori del settore. Brevemente diremo: gli esperti e gli operatori americani prevedono una drastica riduzione, per gli anni ’90, delle aziende di credito. Dalle circa 15 mila banche operanti sul mercato nel 1983, è prevista una discesa sotto le 10 mila. La riduzione maggiore, pari al 41 %, è prevista a livello di piccola e media azienda di credito (inferiori ai 100 milioni di dollari di attivo di bilancio). Si veda la figura 1. L’indagine ha delineato, inoltre che i dirigenti bancari si attendono un processo di riduzione numerica causato da fusioni o acquisizioni. I motivi di attrazione o appetibilità sono da ricercare nei seguenti aspetti:

– una vasta presenza nella fascia di clienti «famiglia» (figura 2):

– una rete di sportelli a copertura nazionale o regionale;

– un’elevata e crescente redditività.

L’alta dirigenza ha inoltre indicato, come ulteriore motivo di acquisibilità, un buon frazionamento del portafoglio prestiti commerciali.

Dall’indagine risulta inoltre che, come sono prevedibili nuovi ingressi nel settore, allo stesso modo si può ipotizzare l’ampliamento delle linee di prodotti bancari.

Per quel che riguarda la tecnologia, negli Usa, dove già una prima rivoluzione d’automazione è stata completata. si ritiene che l’uso di strumenti tecnologicamente avanzati per la fornitura e la diffusione dei servizi finanziari, dipenderà da due fattori fondamentali:

– la propensione all’assunzione di un «rischio di innovazione» per i nuovi servizi da parte di chi li fornirà:

– l’accettazione da parte dei clienti.

L’importanza che riveste quest’ultimo aspetto è notevole dovendo le banche educare la clientela all’uso dei supporti a tecnologia avanzata. Nel suo complesso, comunque, la nuova tecnologia non rivoluzionerà l’ambiente bancario; sarà un mezzo aggiuntivo che permetterà alle banche di intervenire in segmenti specializzati del mercato.

I vantaggi o gli svantaggi nell’introduzione di servizi a tecnologia avanzata per gli «innovatori», «imitatori» o «spettatori» passivi, vengono evidenziati nella tabella 1.

Secondo lo studio condotto negli USA nel 1983, le banche di qualsiasi dimensione dovranno attentamente selezionare le proprie strategie per assumere una posizione di mercato e un livello di redditività soddisfacente. Una strategia di successo non solo dovrà presentare degli elementi innovativi; dovrà anche curare che la banca, a) si posizioni in segmenti di mercato non occupati da istituti di credito di altre dimensioni e perciò, b) individui correttamente la posizione di mercato delle aziende di credito concorrenti.

I risultati dello studio americano hanno individuato una serie di strategie differenziate per il mercato «famiglia» e per quello «impresa».

L’indagine a livello europeo è decollata nel gennaio scorso con un primo questionario inviato a 1.800 alti dirigenti, direttore generali, amministratori delegati di banca, associazioni bancarie, istituti di credito speciali, organizzazioni non bancarie, giornalisti economici e docenti oltre ad analisti finanziari ed alti dirigenti industriali. Lo studio ha interessato 17 Paesi dell’Europa ed è stato condotto dall’Arthur Andersen & Co. affiancata da operatori del settore ed associazioni di categoria.

In Italia l’indagine Delphi è condotta in collaborazione con l’Associazione Bancaria Italiana (Abi), mentre, ad esempio, in Francia con Association Francaise des Banques e in Svizzera con Schweizerische Bankier Vereiningung.

Le risposte al primo questionario sono già state analizzate ed ora tramite il secondo si tenderà ad evidenziare le aree di convergenza e divergenza, favorendo le prime e cercando di «estremizzare» le seconde. Si tenderà dunque a far convergere le opinioni sui punti in cui non c’è stato consenso unanime e a chiarire i motivi del persistere delle divergenze.

I risultati, a livello europeo, saranno presentati a Londra nei giorni 4-5-6 novembre, durante la IV Retail Banking Conference organizzata dalla Lafferty Pubblication. Per quel che riguarda i risultati singoli dell’Italia, l’Arthur Andersen e l’Abi organizzeranno un Seminario per la presentazione nei dettagli della nostra realtà previsto nel mese di gennaio 1986.

Nello stesso periodo verrà pubblicato un volume che raccoglie i risultati finali. Le prime indicazioni ottenute a livello europeo possono venire così rapidamente accennate in attesa dei risultati definitivi.

Nuovi settori di attività: pressioni della concorrenza e nuove opportunità operative spingeranno alla creazione di nuovi prodotti e servizi. Le banche, si ritiene, entreranno in mercati non tradizionali.

Concorrenza: molte istituzioni che attualmente non operano sul mercato bancario, tenteranno il loro ingresso cercando di affermarsi nei settori ad alta tecnologia oltre che in quelli tradizionali.

Rischio: tranne che verso i Paesi in via di sviluppo, la tendenza appare spinta ad un più alto livello di «rischio», specialmente per quanto si riferisce a prodotti di intermediazione monetaria.

Raccolta e impieghi: per accrescere la capacità di attrazione dei clienti «famiglia» e «impresa», si dovrà fare una maggiore attenzione alla gamma di prodotti offerti, alla competitività dei prezzi ed alle strategie di marketing.

Tecnologia: importanza fondamentale avrà l’introduzione di tecnologie avanzate. Non si potrà restare indietro nell’aggiornamento tecnologico senza subire pesanti svantaggi concorrenziali.

Organizzazione e strategie: per affrontare le sfide cui saranno chiamate nel prossimo decennio, le banche dovranno affrontare la riorganizzazione degli attuali processi di decisione e direzione oltre a realizzare una maggiore attenzione alla pianificazione ed alla sua effettiva realizzazione.

Di fronte a queste prime, schematiche ed ancor ridotte, indicazioni che ci vengono dall’Europa nel suo complesso, aumenta l’attesa di poter studiare i dati che il progetto Delphi evidenzierà circa il sistema bancario italiano. L’Italia sarà uguale alla media europea o risulterà diversa? Darà più avanti 9 confermerà i timori di chi la vede «fanalino di coda» dell’Europa?

Marco Vigorelli

Approfondimento – COS’È IL METODO DELPHI 

L’approccio Delphi è un metodo sistematico per prevedere le tendenze future sulla base di convinzioni che godono del consenso unanime di un gruppo di esperti. Il metodo Delphi si basa sui giudizi degli operatori economici in posizione rilevante in un determinato settore. Il metodo parte dall’assunto che le prospettive future, sulle quali basare le politiche decisionali, siano generate non solo dalle proiezioni quantitative, ma anche da considerazioni personali e da aspettative psicologiche. Questo metodo prevede la costituzione di un gruppo di esperti la cui esperienza diversificata sia utilizzata per comprendere gli eventi presenti ed esprimere aspettative su quelli futuri.

Le opinioni vengono richieste individualmente attraverso un questionario strutturato anonimo. Le risposte ottenute da un primo questionario vengono elaborate ed approfondite mediante successive indagini volte ad ottenere l’unanimità delle opinioni o confermare e spiegare le divergenze rilevate.

La via tradizionalmente usata in casi del genere è quella di riunire gli esperti e sviluppare una discussione affinché l’idea dei singoli converga su quella del gruppo. Da questo tipo di confronto sorgono, però, una serie di forti problematiche che intaccano i risultati raggiunti o impediscono di raggiungerli. Principalmente tre sono gli ostacoli per un lavoro che dia i risultati più «oggettivi»:

l’influenza determinata dai leaders del gruppo orienta gli altri partecipanti:

in un gruppo di lavoro gran parte dell’attività è destinata a difendere la propria opinione in contrasto con quella del gruppo e non a risolvere il problema;

il gruppo tende a creare conformità, per cui il risultato è meno accurato di quello di una semplice media delle stime.

Il metodo Delphi, pur avendo come scopo un consenso globale di opinioni, cerca di evitare gli aspetti negativi che le interazioni personali possono causare.

Gli aspetti fondamentali che caratterizzano il metodo Delphi e lo distinguono dagli altri, sono tre:

– Risposte anonime

In un’indagine Delphi, l’identità dei vari interpellati non è resa nota ai singoli compilatori. Le risposte restano anonime evitando, in tal modo, la possibilità che chiunque critichi o attacchi le opinioni individuali. Fornisce all’interpellato la possibilità di variare, con il secondo questionario impostato sui risultati del primo, le proprie posizioni. Infine permette, ed è fattore fondamentale, di prendere in considerazione ogni idea per i suoi contenuti e non per la fonte originatrice.

– Interazione di controllo

Le opinioni del gruppo sono ottenute tramite la risposta al questionario. Possono essere necessari più questionari per raggiungere un consenso. Il gruppo, estratte le informazioni, compilate le statistiche, predispone, coadiuvato da un «Comitato ristretto», il questionario successivo.

Per favorire il conseguimento del consenso, sono utili i commenti scritti a spiegazione della posizione rilevata per ogni domanda.

– Responsi statistici del gruppo

La metodologia Delphi presenta non solo responsi statistici ma anche commenti ai risultati. Il responso, generalmente, viene rappresentato come «media», «deviazione standard» e «distribuzione delle frequenze». Questo tipo di rappresentazione rileva le opinioni medie, ma soprattutto la dispersione attorno ad una media e l’idea più frequente rispetto alla media. I commenti circa le divergenze rilevate nelle risposte sono inclusi nei successivi questionari inviati agli esperti per porli di fronte ad una possibile conferma o riduzione delle divergenze.

Il metodo Delphi è stato applicato dalla Arthur Andersen & Co. a varie indagini svolte negli Stati Uniti. Notevole successo hanno riscontrato gli studi sugli sviluppi del mercato bancario, automobilistico, assicurativo, dei titoli e della grande distribuzione. L’indagine attualmente avviata e condotta dall’Arthur Andersen & Co. in Europa, sulla base delle esperienze americane, ha per obiettivo l’individuazione delle tendenze evolutive del sistema bancario europeo ed è stata denominata «L’attività bancaria in Europa: i prossimi dieci anni».

Il futuro del sistema bancario in Italia e in Europa

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