La strategia competitiva per l’Europa. Il valore della conoscenza

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La creatività

«Perché – si chiede Novak – alcune nazioni molto ricche di risorse naturali (come il Brasile) possono restare povere, mentre altre nazioni quasi prive di risorse naturali (come il Giappone) possono diventare tra le più ricche al mondo»[1]? La risposta risiede per l’autore nella prima virtù cardinale: la creatività.

L’espressione positiva del concetto di creatività legato all’attività economica non è in realtà un’idea originale di Novak, «proprio al cuore del capitalismo, come hanno mostrato Friedrich von Hayek, Joseph Schumpeter e l’americano Israel Kirzner[2], vi è la virtù creativa dell’iniziativa»[3]. Tuttavia egli approfondisce il senso profondo di tale virtù affermando che la creatività imprenditoriale – che può essere giustamente paragonata alla creatività dell’artista[4] – non solo «è diventata la più dinamica fonte di ricchezza che il mondo abbia mai conosciuto» ma, nella sua essenza di attività intelligente dell’uomo – la scoperta, l’inventiva, il fiuto, la capacità di stupirsi – è ciò che incrementa il valore più di quanto non lo incrementi il lavoro fisico.

Il concetto di creatività assume qui un duplice significato: da una parte si intende la virtù dell’iniziativa prodotta dalla soggettività creativa della persona (che coglie ciò che gli altri non riescono a vedere), dall’altra, la capacità di scegliere tra una vastissima rosa di opzioni e di dar vita a uno sforzo produttivo malgrado le difficoltà.

Alla domanda di Smith su quale sia la causa della ricchezza delle nazioni Novak risponde che «è la conoscenza, (…) il capitale intellettuale»[5]. E la ricchezza delle nazioni non è neppure costituita dalle risorse naturali, seppur importanti: senza l’invenzione delle pompe, «il petrolio è rimasto sotto la sabbia della penisola araba, inutilizzato, considerato un fastidio»[6]. Per secoli infatti, si è ritenuto che la principale forma di capitale e di ricchezza fosse la terra, mentre il lavoro e la creatività fossero soltanto elementi sussidiari, certo indispensabili, ma subordinati alla fonte primaria, abili esclusivamente a far emergere la ricchezza insita nella terra.


[1] M. Novak, L’impresa come vocazione, Rubbettino, 2000, pp. 166-167.

[2] Kirzner ha sottolineato l’importanza della conoscenza nell’attività imprenditoriale ed ha cercato di cogliere il ruolo dell’imprenditore all’interno del mercato. “Una delle differenze tra la teoria del mercato che qui sottoscriviamo e quella che domina nei libri di testo di teoria dei prezzi contemporanea è la mancanza in quest’ultima di una valutazione adeguata della natura e della funzione dell’imprenditorialità nel sistema di mercato. (…) Ho deciso di vedere nella prontezza (alertness) a scoprire nuovi obiettivi che probabilmente si riveleranno valevoli e nuove risorse probabilmente disponibili (…) l’elemento imprenditoriale del processo decisionale dell’uomo”. Israel M. Kirzner, Concorrenza e imprenditorialità, Rubbettino, Soveria Mannelli 1997, p.69.

[3] Ibid., p.164.

[4] Cfr. I. Kirzner, The Meaning of Market Process: Essay in the Development of the Modern Austrian Economics, Routledge, Londra 1992, pp. 221-222.

[5] M. Novak, L’impresa come vocazione, op. cit., p.166.

[6] Ibid., p.167.

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