Paternità negata o a tempo determinato

Quando le separazioni dimenticano la figura del padre

L’avvocato Walter Buscema è presidente nazionale dell’Associazione Nessuno tocchi papà, nata nel 2014, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto al dramma che vivono i padri separati in Italia, contribuendo ad un cambiamento dell’attuale legge in materia di affido condiviso.

Ad oggi, nel nostro paese, il “diritto alla paternità” viene garantito solo in costanza di matrimonio, per poi venire fortemente compresso a seguito di separazione personale dei coniugi, con grave danno in primis per i figli, i quali si vedono allontanati di fatto dai loro papà. Questi ultimi non solo si trovano costretti dover lasciare il tetto coniugale e affrontare tutte le spese necessarie alla loro nuova vita da separati, spesso con enormi sacrifici economici, ma la conseguenza peggiore è che si trovano privati dell’affetto dei loro figli. In tempi in cui sembra essere più che mai maturo un cambio di rotta di tipo legislativo, Nessuno tocchi papà si prefigge lo scopo di rivendicare parità di diritti e doveri tra le due figure genitoriali, cosa che spesso viene ad essere disattesa dall’attuale normativa.

Non si può non tenere conto dei mutamenti sociali che si stanno verificando in questi ultimi anni. Non si può non dare voce a questo nuovo modello di “genitorialità post-coniugale”, di chi non riesce a onorare l’impegno del matrimonio e che, nonostante tutto, rimane sempre un genitore.

FMV ha chiesto a Walter Buscema di raccontarci il suo impegno in tal senso. Di seguito riportiamo l’intervista

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FMV: Nessuno tocchi papà è una risposta a una minaccia concreta che incombe sulla paternità. Come nasce l’idea di questa Associazione?

WB: L’idea di creare l’associazione Nessuno Tocchi Papà nasce dalla mia esperienza personale, essendomi separato da mia moglie con una bambina molto piccola. È stata un’esperienza molto dura, in quanto mia figlia all’epoca aveva appena un mese di vita. L’obiettivo dell’Associazione è tutelare i diritti dei padri separati che si trovano a combattere quotidianamente contro una giustizia lenta, e che li discrimina costantemente rispetto alle madri.

La nostra Associazione, grazie ad una pagina Facebook, ci ha dato modo di raggiungere in poco tempo moltissimi padri in difficoltà, e di dar voce al loro dolore. Così abbiamo cominciato a strutturare tutta una serie di convegni, anche in sedi istituzionali come la Camera dei Deputati o la Corte di Cassazione, grazie anche all’aiuto di colleghi Avvocati che sempre più numerosi ci supportano.

Nell’ambito della nostra attività associativa, stiamo inoltre studiando delle proposte di legge, atte a rendere effettivo il diritto alla bigenitorialità. che nell’attuale legge sull’affido condiviso, rimane una mera dichiarazione di principio, totalmente scollata dalla realtà che viviamo nei tribunali italiani.

 

FMV: Nella mission dell’Associazione viene ben chiarito che sostenere i padri non significa necessariamente combattere le madri…

WB: Il clima è talmente esasperato che appena ci si è resi contro dell’esistenza di questa associazione, tanti uomini hanno cominciato a sparare a zero sulle madri con commenti anche poco gradevoli. Personalmente non amo questo tipo di approccio. Non ritengo sia colpa delle donne se ci troviamo in una situazione del genere, quanto di una legislazione basata su principi datati, i quali sostengono che “i figli sono delle madri”. Le donne utilizzano degli strumenti messi a loro disposizione dalla giustizia, quindi è la giustizia da riformare. In questo clima è vero che le donne hanno un’arma potente contro i loro ex mariti, ma la nostra non è una battaglia contro il genere femminile, ma contro una legge che di fatto risale agli anni Settanta, e che oggi risulta quantomeno anacronistica.

 

FMV: L’associazione non si lega ad alcun gruppo politico: il dialogo è l’arma migliore per difendere la paternità?

WB: Tutto è impostato sul buon senso e sul dialogo e soprattutto sul risultato che si vuole raggiungere, poiché ci troviamo di fronte ad una problematica che riguarda 4.000.000 di padri separati, cui si aggiungono le famiglie di origine. Il che fa della questione un macro-fenomeno che ad oggi, in Italia, non viene ancora percepito dal punto di vista sociale come un problema. In realtà è una vera e propria piaga sociale, a cui la politica non ha dato ancora una risposta adeguata. Noi proviamo, nel nostro piccolo, a dare il nostro contributo collaborando con tutti i soggetti politici che si dimostrino sensibili ai diritti dei padri separati, indipendentemente dalle ideologie politiche.

 

FMV: In che modo si esplicita attualmente la vostra azione?

WB: Quello dell’associazione è un working in progress. Partiamo dall’obiettivo “sensibilizzazione”, con un focus sul ruolo dell’avvocato quale figura chiave nei processi di separazione. Riteniamo che quest’ultimo debba cercare di comporre il conflitto tra le parti, spiegando in modo esaustivo come una elevata conflittualità danneggi soprattutto i figli.

 

FMV: Esiste una cultura della paternità nel nostro paese?

WB: No, non esiste. Purtroppo in Italia siamo ancora legati a vecchi retaggi culturali, i quali ritengono che i figli debbano vivere con le madri, anche in quei casi di evidente inidoneità genitoriale della donna. È necessario creare ex novo una cultura della “paternità”. I padri di oggi sono molto più consapevoli dell’importanza del loro ruolo genitoriale, e desiderano essere presenti nella vita dei loro figli a 360 gradi, anche nel caso in cui il loro matrimonio o la loro relazione finisca.

Senza un cambiamento culturale in tal senso, non ci potrà mai essere un adeguamento normativo.

 

FMV: I padri al di là delle Alpi hanno maggiori tutele che nel nostro Paese?

WB: L’Italia ha sicuramente una delle legislazioni più retrograde, rispetto ad altri paesi Europei. In alcuni paesi del Nord d’Europa, infatti, la legge prevede dei tempi di frequentazione divisi al 50% tra i genitori. Questo tipo di soluzione, a mio avviso, non è adeguata poiché non tiene conto dei bisogni di stabilità anche abitativa dei figli. Ciò nonostante ritengo fondamentale assicurare al minore una frequentazione temporalmente adeguata con il genitore non collocatario. Gli attuali provvedimenti che i giudici, in Italia, adottano al fine di regolamentare i tempi di frequentazione tra padri e figli, non sono assolutamente idonei a garantire un’effettiva relazione tra il minore e il genitore non collocatario.

 

FMV: Essere padri è “solo” un diritto?

WB: Essere padre è innanzitutto un dovere, un impegno, una scelta. Purtroppo ai nostri figli non sempre è permesso di poter godere dell’amore e della presenza della figura paterna. Al bambino viene garantito il diritto ad avere un papà, fin quando il matrimonio o la relazione more uxorio con la madre va bene. In caso di crisi relazionale il padre viene relegato al ruolo di genitore di serie B.

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